Elena Muti – Nell’Italia contemporanea trattare i temi legati al ventennio continua a rappresentare una sfida complessa e spesso divisiva. La presenza di un passato fascista, con le sue profonde cicatrici e i suoi controversi retaggi, si insinua costantemente nel tessuto sociale e politico del paese, sollevando interrogativi sull’identità nazionale e sulla memoria collettiva. La difficoltà nel gestire questo lascito storico non è solo una questione di interpretazione accademica o di posizionamento politico, ma si estende anche al modo in cui le comunità locali affrontano simboli, onorificenze e monumenti che incarnano quell’epoca.
Il 30 settembre il consiglio comunale di Gussago ha votato per la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, concessa il 16 maggio 1924. Questo gesto simbolico avviene esattamente un secolo dopo l’atto iniziale, in un contesto di ripensamento critico del passato che coinvolge più comuni nella provincia di Brescia. Il dibattito in consiglio ha visto una divisione nelle opinioni: mentre la mozione ha ottenuto il sostegno di Gussago Insieme e del Partito Democratico, la lista Stefano Quarena Sindaco si è astenuta. La proposta di Quarena era di mantenere l’onorificenza ma accompagnandola da una narrazione critica che promuovesse un’educazione alla memoria.
Il sindaco Giovanni Coccoli già da tempo aveva espresso l’intenzione di procedere con la revoca, segnalando il ritrovamento del documento nell’archivio storico. Con questa decisione il primo cittadino e il consiglio comunale non intendono “cancellare la storia”, ma riaffermare il ruolo di Gussago nella resistenza, avvenuta vent’anni dopo l’epoca fascista. Il caso di Gussago non è isolato: anche Rezzato, Montichiari e Cellatica hanno intrapreso percorsi simili, in consigli comunali ricchi di dibattito, dimostrando una crescente tendenza tra i comuni bresciani a riconsiderare e, a ritirare onorificenze date a figure storiche controversi.


