Abrami Emanuele – Telelavoro, smart-working, lavoro agile: tanti nomi per identificare la medesima, efficacie, rivoluzionaria risposte delle aziende (e anche degli enti pubblici) al lockdown resosi necessario in seguito all’epidemia di COVID-19. Buona parte degli scienziati economici elogia, in linea di massima, questo metodo. Altri ancora lo criticano aspramente, e cercano nuove soluzioni. Lo smart-work, però, più che dagli economisti, è vissuto dagli imprenditori e dai loro dipendenti (o da dirigenti di pubblici uffici e impiegati). Per questo abbiamo voluto intervistare Federico Baracco, professionista e creativo attualmente impiegato presso la Clockbeats Srl.
Di cosa si occupa, esattamente?
Credo di avere la fortuna di esercitare una delle professioni più belle del mondo, almeno per quanto mi riguarda. Poter vivere lavorando in studio di registrazione e fare musica tutto il giorno.. cosa c’è di meglio?
Da quando ha iniziato a lavorare in modalità smart working?
Negli anni abbiamo sempre avuto, in diverse occasioni, la possibilità di lavorare con artisti online, visto e considerato che si trattava altrimenti di coprire grandi distanze geografiche (molti di questi artisti vivevano all’estero). In questo momento storico (che tutti conosciamo) queste metodologie di lavoro sono state amplificate e perfezionate, prendendo molto più piede rispetto al passato, anche grazie alle tecnologie ed ai software sempre in continua evoluzione.
Che percentuale dell’azienda ha adottato questa metodologia nel tempo?
Circa metà dell’azienda.
Svolge le stesse attività o le mansioni sono cambiate?
Tecnicamente non è cambiato nulla, tralasciando il contatto umano tra artista e produttore che ovviamente è momentaneamente venuto meno.
Lavora di più, di meno, o grossomodo lo stesso rispetto a prima?
Ad essere completamente sinceri, la mole di lavoro non è per niente diminuita: per certi versi (fortunatamente) abbiamo addirittura aumentato il numero di clienti.
Ha ancora rapporti fisici con l’azienda? Ogni tanto va in sede per qualche incontro?
Nel nostro lavoro, anche lavorando online, dobbiamo necessariamente recarci negli studi di registrazione. Non è fattibile, per noi, spostare tutte le attrezzature in casa!
Fino a quando pensa durerà questa situazione lavorativa?
Finito questo periodo (speriamo presto!) credo che lo smart working sarà molto meno diffuso, ma non è da escludere che tante categorie lavorative continuino in ogni caso su questa linea, scoprendo qualcosa di nuovo, innovativo e interessante.
Quali sono i lati positivi e quali quelli negativi del “lavoro agile” secondo lei?
Partirei dai lati negativi. Per quanto riguarda il nostro lavoro nello specifico (come dicevo prima) la cosa che manca di più è il contatto umano tra artista e produttore. Il fatto di stare nello stesso studio mentre si fa musica crea una sinergia molto forte, da cui nascono idee: ad esempio si può ballare insieme un giro di batteria o semplicemente guardarsi negli occhi e intuire di aver trovato un giro melodico da pelle d’oca! I lati positivi sono sicuramente tanti, tra cui sicuramente la minor probabilità di contrarre il virus. Inoltre, lo leggevo giusto l’altro giorno, nei paesi nordici (dove il lavoro in modalità smart lo effettuano già da parecchi anni) hanno scoperto che un dipendente che lavora in remoto produce di più rispetto ad uno collocato in ufficio.
Il contatto con i colleghi è stato mantenuto?
Certo, ci sentiamo e scambiamo opinioni tutti i giorni.
Ci sono persone che si vestono pur stando in casa con lo stesso abbigliamento utilizzato per andare al lavoro in azienda perché, sostengono, altrimenti non ci si immerge nel ruolo. Condivide?
Non saprei rispondere, io di solito apro l’armadio e metto ciò che capita in ogni caso
Ritiene che se si fosse recato al lavoro sarebbe aumentato il rischio di contrarre il Covid?
No non credo, dato che abbiamo sempre rispettato tutte le norme vigenti, utilizzando mascherine, gel e disinfettando ogni giorno le superfici e i macchinari utilizzati.
Un’ultima domanda: quanto è importante l’adattarsi a questo nuovo tipo di lavoro? Fin da subito ha ingranato o ci vuole tempo per cambiare forma mentale, per assestarsi … ?
Nel nostro caso le prime volte sono sempre state abbastanza difficoltose: bisogna entrare nell’ottica che alcuni metodi sono differenti e se non si è abituati si possono riscontrare delle difficoltà. Senza ombra di dubbio le tecnologie di cui disponiamo al giorno d’oggi aiutano, facendo si che il divario tra reale e digitale sia sempre più sottile.



