
Di Abrami Emanuele
Com’è andata questa quarantena sinora? L’hai trascorsa in compagnia o in solitudine?
Ho avuto la grande fortuna di trascorrere questo periodo di quarantena con la mia famiglia. Non solo mia moglie Giuseppina, che vive qui con me, ma anche con le mie figlie con le loro famiglie e i miei nipoti (viviamo tutti nello stesso edificio distribuiti in diversi appartamenti). Nonostante questo, devo dire che la malattia mi ha tolto molto: il vivere quieto e libero, la soddisfazione dei confronti con le altre persone e, personalmente, anche molti amici.
Cosa ti è pesato di più di questo periodo di isolamento? E cosa invece ti ha dato sollievo?
Quando sono andato in pensione, ho impostato le mie giornate secondo uno schema fisso: al mattino cura dell’orto e del giardino, il pomeriggio un paio d’ore con gli amici al bar per una partita a bocce (io ho giocato e fatto l’arbitro per molti anni in questo bellissimo sport), a carte, o per una chiacchierata in compagnia. Poi, verso il tardo pomeriggio, di nuovo a casa. Ho anche sempre fatto tanto volontariato: come elettricista (lavorai per l’ENEL moltissimi anni) per l’oratorio e come autista in supporto alle persone diversamente abili per il comune. Questo COVID-19 invece m’impone ora di non uscire dal cancello: fortunatamente ho ancora il mio orto e il giardino per passare le giornate. Quello che, però, mi ha veramente segnato è stata la scomparsa dei miei amici. Se ne sono andati in tanti, ed è stato orribile il venirlo a sapere telefonicamente, diversi giorni dopo il fatto. Ricordo le ultime volte che li ho visti, alcuni all’oratorio, altri ad una gara di bocce. Fa molto male vederli andarsene così, nel silenzio di un ospedale, senza quasi che si venga a sapere, senza poter dar loro un ultimo addio. Però, qui con me ho la mia famiglia. Passare alcune giornate insieme, penso alla Pasqua o al Primo Maggio, mangiando tutti in tavoli separati e mantenendo le massime distanze all’aria aperta, fa molto bene al morale di tutti quanti e ci fa passare bene il tempo insieme.
Ti ricordi di altre epidemie di questo tipo? Come le si era affrontate all’epoca?
Sì, ricordo la febbre asiatica, ma non è minimamente paragonabile a quello che sta succedendo ora. Io stesso la contrassi, e restai costretto a letto per tre interi giorni. Poi però guarii, e tornai a lavorare, come se nulla fosse. Nessuna quarantena, niente mascherine… Non ci furono tutti i problemi che invece stiamo vivendo oggi.
Senti che questa quarantena ti ha cambiato? Se sì, come?
Sì, indubbiamente mi sento molto cambiato da quest’emergenza: prima avevo una routine definita, tanti impegni e tante amicizie. Ora sono rimasto spiazzato, ho dovuto cambiare tutte le mie attività e fare i conti con la mancanza degli amici. Ci sentiamo regolarmente via telefono, per sincerarci delle nostre condizioni di salute. Anche quando si potrà tornare alla normalità, se si potrà mai tornare alla normalità, non sarà forse così piacevole frequentare i vecchi posti, pieni dei ricordi di chi se ne è andato, in pochi compagni soltanto. Bisogna però farsi forza, e apprezzare il bello che abbiamo. Nel mio caso, sono le giornate dove, pur nella distanza e nel pieno rispetto delle normative vigenti, io e la mia famiglia riusciamo a scambiare una chiacchiera, a fare una cantata insieme, o anche solo a tenerci un po’di compagnia.


