Davide Manfredotti – La partita sul nome Franciacorta non è affatto chiusa. Dopo lo stop arrivato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Comune di Rovato ha deciso di alzare il livello dello scontro e di impugnare ufficialmente la decisione davanti alla Commissione dei ricorsi. La Giunta comunale ha dato il via libera a fine dicembre, aprendo una nuova fase di una vicenda che non riguarda solo un marchio, ma il modo in cui un territorio può usare il proprio nome.
Tutto nasce nel 2024, quando Rovato aveva avviato la procedura per registrare all’Ufficio italiano brevetti e marchi una denominazione legata a una rassegna culturale cittadina. Un’operazione pensata per rafforzare la visibilità di un evento, ma che ha subito incontrato l’opposizione del Consorzio di tutela dei vini Franciacorta. Per i produttori, l’uso del termine al di fuori della Docg rischia di indebolire la protezione del marchio e di generare ambiguità. Il confronto si è rapidamente spostato sul piano istituzionale. Dopo il ricorso del Consorzio, il dossier è finito sui tavoli del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiamato a stabilire se l’uso proposto dal Comune fosse legittimo. La risposta è arrivata circa un mese fa e ha dato pienamente ragione ai produttori: la richiesta di Rovato è stata respinta e l’uso del nome Franciacorta per quel marchio è stato bloccato. A quel punto l’amministrazione non ha archiviato la questione. Con una delibera approvata negli ultimi giorni del 2025, la Giunta ha deciso di presentare ricorso, riservandosi anche di proseguire nei gradi successivi. Il sindaco Tiziano Belotti, per ora, mantiene un profilo prudente e si limita a ribadire che le posizioni del Comune sono sostenute da pareri legali, senza entrare in una polemica pubblica.
Dietro la battaglia sulle carte bollate, però, si nasconde un nodo più ampio. Nelle memorie accolte dal Ministero, il Consorzio sostiene che Franciacorta non sia un nome geografico, ma solo una denominazione protetta legata al vino. Se questa lettura venisse portata fino in fondo, il rischio sarebbe quello di svuotare di valore giuridico l’idea stessa di Franciacorta come area territoriale riconoscibile. Le ricadute sarebbero tutt’altro che marginali. Comuni che utilizzano il nome nei propri atti, associazioni che coordinano politiche di area vasta e strumenti di pianificazione regionale costruiti attorno alla Franciacorta potrebbero ritrovarsi in una posizione incerta. In pratica, il nome che identifica uno dei territori più noti del vino italiano verrebbe confinato esclusivamente alle etichette delle bottiglie.
È su questo equilibrio delicato che ora si giocherà la partita legale. Da una parte c’è l’esigenza di tutelare una denominazione che ha costruito negli anni un valore economico enorme. Dall’altra c’è la rivendicazione di un territorio che vede in quel nome non solo un marchio commerciale, ma anche un riferimento storico e geografico. Il ricorso di Rovato riapre quindi una questione che va oltre i confini del paese e che potrebbe avere effetti su tutto il comprensorio. In gioco non c’è solo una rassegna culturale, ma il significato stesso di Franciacorta come parola, simbolo e identità.


