Elena Muti – Il dramma consumatosi lo scorso 13 aprile lascia una comunità sconvolta e una famiglia in lutto. Un anziano di 78 anni era accusato di aver assassinato Satpal Singh, 54 anni, con un fucile davanti alla sua abitazione in Via Codignole, per poi tentare il suicidio nella sua ex casa di Via Corsica, venduta al figlio della vittima.
Dopo l’omicidio, l’aggressore è tornato nella casa che aveva venduto, dove si è sparato in bocca. Nonostante non sia riuscito a togliersi la vita, le gravi ferite riportate hanno lasciato l’uomo incapace di comunicare o comprendere, condizione confermata da una perizia medica che ne ha attestato l’incapacità irreversibile di intendere e di volere. Il giudice Mauro Liberti ha quindi deciso per un non luogo a procedere, riconoscendo l’impossibilità di sottoporre a processo l’uomo data la sua condizione. La decisione, sebbene ponga fine al processo penale, non esclude la possibilità che la famiglia di Singh, sopravvissuto dalla moglie e due giovani figli, possa cercare giustizia attraverso una causa civile per ottenere un risarcimento.
Gli inquirenti hanno ipotizzato che il movente dell’omicidio possa essere legato ai dissapori sorti dalla vendita della proprietà. L’imputato aveva infatti venduto la casa di Via Corsica al figlio della vittima, il quale aveva lavorato per lui come giardiniere. La decisione dell’ex maresciallo di vendere la casa, ereditata dal fratello defunto, sembrava definitiva. Tuttavia, il desiderio di ritornarvi e le minacce verso la famiglia Singh hanno preceduto il tragico evento, segnando irrimediabilmente il destino di due famiglie e di una comunità intera.


