Stupore alla Santissima: una parete nascondeva i preziosi affreschi

Stupore alla Santissima: una parete nascondeva i preziosi affreschi

Angelo Moscarda – Spesso i preziosi tesori si trovano nel fondo dei mari. Altre volte sono ben nascosti nelle isole misteriose o nelle caverne più inarrivabili. In alcuni fortunati casi, però, erano nascosti proprio sotto i nostri occhi e una riscoperta non può che riempire di gioia. Tanto più quando il ritrovato è un’opera d’arte che non porterà gioia ed emozioni al suo possessore ma a tutti i visitatori che potranno ammirarla nel corso dei prossimi decenni.

In questo caso a venire alla luce sono stati i magnifici affreschi del pittore bresciano Paolo da Caylina il Giovane (1485-1545). Il luogo del ritrovamento l’iconica chiesetta della Santissima nel comune di Gussago. I lavori per il ripristino dell’antico edificio, infatti, hanno portato all’abbattimenti di un muro costruito ad inizio novecento che, sorprendentemente, nascondeva il tesoro artistico. La protezione era stata eretta nel momento in cui la chiesetta fu destinata ad uso agricolo per proteggere il bene artistico. Da quel momento la traccia dell’opera celata è rimasta presente solo in qualche antico volume e obliata dalla mente di tutti. 

Una gioia per tutta la cittadinanza e la Franciacorta intera. Naturalmente tra i primi ad unirsi allo stupore il sindaco Giovanni Coccoli che ha spiegato come l’amministrazione, dopo la scoperta, abbia da subito partecipato ad un bando per accelerare le operazioni di restauro. Il comune, difatti, si sta preparando alle manifestazioni che riguarderanno Brescia e Bergamo Capitali della Cultura 2023. Proprio per l’occasione sarà presentata la chiesetta della Santissima completamente restaurata e sarà allestita una mostra del pittore Angelo Inganni che fu ospite dell’edificio per molti anni nel corso del XIX secolo. 

Altra manifestazione di gioia da parte del gruppo Santissima nel cuore che da anni si impegna per le operazioni di restauro e di rilancio culturale del monumento. A guidare l’associazione Giancarlo Marchina che ha espresso tutta la propria emozione per il ritrovamento degli affreschi raffiguranti i 12 apostoli, che andrà a completare il ciclo pittorico di Paolo da Caylina.

Paolo Caylina, detto il giovane per distinguerlo dal padre, pittore anch’esso, nasce a Brescia intorno al 1485. Nel 1503-1504 è procuratore a Milano e Pavia dell’illustre zio Vincenzo Foppa, di cui poi sarà erede ed esecutore testamentario. Nel 1503-1504 è procuratore a Milano e Pavia dell’illustre zio Vincenzo Foppa, di cui poi sarà erede ed esecutore testamentario. La sua attività iniziale si svolge a Ferrara per la committenza estense, dove è documentato tra 1506 e 1507. Il suo catalogo e la cronologia delle sue opere sono problematici per la mancanza di appigli documentari certi, ma si può ricostruire in base soprattutto ai suoi cambiamenti stilistici. Quindi le prime opere sono ricche di rimandi a Foppa e Bergognone e Vincenzo Civerchio. Capitolo notevole della sua produzione è il polittico della Deposizione nella chiesa di Sant’Angela Merici.

Nel 1527 è impegnato in quella che è tra le sue opere più notevoli, gli affreschi del coro delle monache del monastero di Santa Giulia, eseguiti in collaborazione con il conterraneo Floriano Ferramola a Brescia. Terminata l’opera nel 1527, dopo la morte del Ferramola, riceve l’incarico di decorare la cappella della Vergine nella sottostante chiesa di San Salvatore, per la quale esegue il ciclo con le Storie della Vergine e dell’infanzia di Cristo.

La produzione successiva è aggiornata sui grandissimi contemporanei Moretto, Girolamo Romanino e Callisto Piazza, tra questi lavori da annoverare gli affreschi di san Salvatore e san Giovanni Evangelista a Brescia e le ante d’organo con la fustigazione e il Martirio dei santi Nazaro e Celso in San Nazaro e Celso a Brescia e le Storie della Passione nella Pinacoteca Tosio Martinengo. Tra 1530 e 1532 si collocano gli affreschi di san Giovanni di Edolo in Valcamonica e il suo soggiorno in Valtellina.

Le opere valtellinesi, di cui bisogna ricordare gli affreschi nella chiesa di Sant’Antonio al Combo di Bormio e il polittico di San Giorgio a Grosio con le Storie di santa Caterina da Siena, sono le ultime degne di nota della produzione dell’artista, che diventerà ripetitiva e priva di pregnanza narrativa e vigore espressivo. La sua eredità in Valtellina sarà raccolta soprattutto dal pittore locale Cipriano Valorsa e dai suoi comprimari.