Trappole e armi artigianali nel capanno: fermato 75enne di Gussago

Trappole e armi artigianali nel capanno: fermato 75enne di Gussago

Matilde Spina – Un anziano di Gussago è fermo agli arresti domiciliari dopo l’udienza per direttissima svoltasi il 29 ottobre. All’interno del capannone dell’indagato sono state trovati armi a polvere da sparo costruite artigianalmente e in grado di funzionare, nonché trappole illegali e uccellini vietati.

Il 75enne, infatti, era già noto alle autorità per violazione in materia di caccia. Nel corso degli anni gli era stato ritirato il patentino. Le sue operazioni non sono passate inosservate e la S.o.a.r.d.a. (sezione antibracconaggio) è riuscita a ricostruire le sue manovre, facendo irruzione nel capanno dove costruiva artigianalmente i propri attrezzi.

Assieme al resto sono stati rivenuti anche cartucce e polvere da sparo. Il fatto che le armi costruite fossero attive ed utilizzabili potrebbe costituire un peso importante sulle conseguenze penali dovute all’azione dell’anziano. L’uomo aveva montato specifici meccanismi da paro a dei tubi di metallo rendendoli a tutti gli effetti fucili funzionanti.

Intanto le autorità proseguono con la ricostruzione dei fatti e sarà naturalmente ascoltata anche la difesa guidata dall’avvocato Mattia Guarneri. 

 

IL PUNTO DI APPROFONDIMENTO

Antibracconaggio: chi se ne occupa?

In tutte le regioni italiane, sul fronte della lotta al bracconaggio sotto le sue varie forme, risultano attive numerose associazioni, soprattutto di protezione ambientale, che tramite propri volontari o guardie giurate venatorie volontarie, attuano attività di contrasto al fenomeno.

Istituzionalmente, gli organi di polizia sono tutti competenti in ordine ai reati di bracconaggio; tuttavia sono particolarmente impegnati e specializzati, la Polizia provinciale, il Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare (e in particolare il Nucleo Operativo Antibracconaggio) e i corpi forestali regionali e delle province autonome. Le normative che mirano alla prevenzione e repressione del bracconaggio sono diverse, a partire dalla Legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio e alle varie leggi regionali, anche quelle sulla tutela della cosiddetta fauna minore.

Specie in relazione all’esercizio della caccia, le regioni e le province possono emanare regolamenti e disposizioni, oltre al calendario venatorio, al fine di disciplinare l’attività in modo più appropriato. A tutela di molte specie, sono intervenute nel tempo diverse direttive comunitarie, convenzioni internazionali e decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Secondo la recente giurisprudenza, chi è colto nell’apprensione di fauna selvatica, privo di regolare licenza di caccia è passibile, oltre che delle violazioni specifiche previste dalle vigenti normative, anche del delitto di furto aggravato ai sensi degli artt. 624 – 625 c.p. Altre norme del codice penale o in materia di armi e munizioni, possono concorrere in diversi casi di bracconaggio.