Elena Muti – Il 26 aprile del 1945 a Corneto trovarono la morte i Dieci Martiri di Rodengo Saiano. Partigiani uccisi dai nazifascisti che hanno dato la propria vita per permettere la nostra libertà e quella di tutte le generazioni che li hanno succeduti. Una pagina dura, di tragedia e sofferenza, che ha ancora lati oscuri e domande senza risposta.
Lo storico padernese Luigi Valotti ha recentemente scoperto un importante documento che ridona voce alle vite di quel tempo. Il foglio riporta alcuni interrogatori fatti dalle SS a cittadini di Rodengo Saiano accusati di appoggiare le milizie partigiane. Sono parole dure, feroci e sofferenti che ben restituiscono il clima di paura che si viveva durante gli ultimi giorno del ventennio.
Il foglio fu reso al Comitato di Liberazione Nazionale alla fine del conflitto ed è una testimonianza importante che sarà oggetto di analisi critica da parte dello storico. Ritrovato tra le carte di un collezionista ha ravvivato l’interesse per la storia locale ed ha permesso di confrontare lo scritto con le parole degli ultimi testimoni del periodo.
È il caso di Piercarlo Guaineri, che all’epoca del documento aveva solo 8 anni, ma che ricorda perfettamente quei difficili trascorsi. Tra gli interrogati presenti del documento anche sua madre, Alda Bonzi, moglie del conte Luigi Guaineri che si adoperò assieme al marito a sostegno dei partigiani mettendo a repentaglio la propria vita. Le fughe, la paura di essere uccisi e le soffiate per evitare di essere scoperti dalle SS sono solo alcune dei racconti che Guaineri può regalare a coloro che sono interessati a conoscere una parte inscindibile del nostro passato.
PUNTI DI APPROFONDIMENTO
Il COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE (CLN)
Il Comitato di Liberazione Nazionale fu un’organizzazione politica e militare italiana costituita dai principali partiti e movimenti antifascisti del Paese, formatasi a Roma il 9 settembre 1943, allo scopo di opporsi al fascismo e all’occupazione nazista in Italia. Si sciolse nel 1947.
In particolare il CLN ha coordinato e diretto la resistenza italiana e si suddivise in Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), con sede nella città di Milano durante la sua occupazione ed il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale (CCLN), con sede a Roma. L’organizzazione operò come organismo clandestino durante la Resistenza ed ebbe per delega poteri di governo nei giorni di insurrezione nazionale.
Il Comitato di Liberazione nazionale era una formazione interpartitica formata da movimenti di diversa estrazione culturale e ideologica, composta da rappresentanti del Partito Comunista Italiano (PCI), della Democrazia Cristiana (DC), del Partito d’Azione (PdA), del Partito Liberale Italiano (PLI), del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e del Partito Democratico del Lavoro (DL). Nel gruppo dei sei partiti esisteva una frattura tra i tre partiti di sinistra (PCI, PSIUP e PdA) e i tre partiti di destra (DC, PLI e DL), con i primi che erano associati più strettamente tra loro attraverso vari patti e accordi: comunisti e socialisti erano legati da un “patto di unità d’azione”, per poi formare insieme agli azionisti una “giunta tripartita”, in modo da concordare una posizione unitaria da tenere innanzi agli altri partiti. Prima delle elezioni del 1946 i CLN vennero spogliati di ogni funzione e quindi sciolti nel 1947.


