Coccoli Franco – Daniela Casarini (50 anni) e Cristiano Consolati (57 anni) di Rodengo Saiano hanno raggiunto la vetta del monte-vulcano Kilimangiaro lo scorso 15 agosto 2022. Situato in Tanzania nordorientale è la cima più alta del continente africano (5895 metri s.l.m.): non facendo parte di nessuna catena montuosa detiene il primato di montagna singola più alta al mondo. Arrivati in vetta i due coraggiosi alpinisti hanno documentato la loro gioia facendo sventolare una bandiera con scritto “Rodengo Saiano è qui”. Un messaggio di amore e riconoscenza per tutto il paese, dopo i lunghi sforzi della salita. Abbiamo intervistato Cristiano Consolati per conoscere meglio la scalata ad una delle vette più iconiche al mondo.
Come ci si prepara ad una salita così impegnativa?
Io sono un maratoneta e mia moglie ha corso diverse mezze maratone, per cui l’allenamento sportivo non ci è mai mancato. Per poter compiere questa salita ci siamo allenati in modo specifico: ci siamo misurati con montagne nostrane come l’Adamello e i rifugi del Brenta. Abbiamo lavorato sul trekking in alta quota per provare ad avvicinare le condizioni che avremmo incontrato nella nostra avventura.
Come è nata l’idea di questa avventura?
Negli ultimi 15 anni me lo sono posto come obiettivo e come sogno. Dopo aver fatto tante gare in montagna ho voluto raggiungere la vetta di questo monte che è anche un simbolo ed una meta ambita.
Come si è svolto il viaggio?
Siamo partiti l’8 agosto e tornati il giorno 18. La scalata vera e propria è iniziata il 10 agosto e in 5 giorni ci ha condotto alla vetta. Si parte dai 1600 m s.l.m. e si arriva a 5895 m s.l.m.: si percorre un dislivello positivo pari a di 6000 m. In totale si devono camminare circa 72 km in quota. Noi facevamo parte di un gruppo di 15 persone, tutti italiani, di cui 13 sono riuscite ad arrivare. Io ero il più anziano.
Assieme a noi c’erano 41 portatori, 7 guide e 2 cuochi. Un encomio speciale va al lavoro dei portatori che continuano a salire e scendere con carichi di oltre 30 kg. La mattina smontano le tende e ripartono a velocità doppia rispetto agli altri per il punto d’accampamento successivo. Montano i campi tendati, così quando si arriva la sera è già tutto pronto. Non utilizzano animali, ma portano tutto il peso sulle loro spalle.
Nelle 3 notti che abbiamo passato sopra i 4000 metri non ci è mancato nulla. Alle 6.30 ci portavano il the e l’acqua calda che è una risorsa preziosissima visto che le temperature erano molto basse: in vetta si arriva a -13 gradi. Ovviamente non c’è illuminazione. Noi avevamo a disposizione 2 tende: una grande per i pasti ed una a due posti per il pernottamento. Il ringraziamento va anche ai cuochi e alle guide che ci hanno aiutato lungo tutto il percorso.
A 5750 m c’è un’anti-cima Stella Point. Alle ore 8.00 del 15 agosto siamo arrivati alla cima vera e propria, accanto al cratere, situata ai famosi 5895 m s.l.m. Siamo arrivati piangendo per l’emozione. Ci tenevamo ad omaggiare il nostro paese quindi sulla vetta abbiamo ricordato Rodengo Saiano con una fotografia speciale. Dopo essere stati in vetta una ventina di minuti abbiamo iniziato la discesa: faticosa ed ostica quanto la salita. In soli due giorni si deve ripercorrere il dislivello in negativo per tornare alla quota di partenza.
Il percorso è caratterizzato da paesaggi molto differenti: si passa dall’umidità della foresta pluviale a zone piene di cespugli, salendo si incontrano paesaggi lunari e la roccia lavica. Un’esperienza indimenticabile.
Un momento particolarmente emozionante?
La notte in cui è iniziata la nostra salita. Ci hanno svegliato a mezzanotte, al buio. Ci siamo incamminati con i frontalini, in fila e al freddo. Tutti eravamo in silenzio e agitati perché sapevamo che la nostra avventura era solo all’inizio. Camminando si vedeva solo il passo della persona avanti. Un momento particolare ma allo stesso tempo ricco di emozioni. Si poteva alzare la testa in mezzo al buio e guardare la montagna: illuminata solo dalle luci delle altre spedizioni che si muovevano sui sentieri a diverse altitudini.
Riscaldava il cuore anche l’alba mattutina, ogni giorno intorno alle 6.00: l’arrivo del sole riempiva di serenità l’animo e aumentava l’entusiasmo comprendo il paesaggio di gioia e colori. Anche la notte era magica: la luce della luna che illumina la vetta e la ricchezza delle stelle nel cielo lasciano un segno nel cuore.
Un momento difficile?
Fortunatamente io e mia moglie non abbiamo sofferto di mal di montagna: condizione che il più delle volte costringe ad abbandonare. Verso metà della salita per alcuni è arrivato il giramento di testa. Mia moglie sentiva il fiato corto ed è riuscita ad arrivare grazie al supporto del capo-guida che ha saputo dare i consigli giusti. Le parole d’ordine erano le stesse per tutti: andare piano-piano e bere tanta acqua.
Cosa lascia un’esperienza così importante?
Siamo partiti pieni di determinazione e ben preparati, ma al ritorno eravamo molto più ricchi. Durante l’intero percorso si vive il cuore dell’Africa: semplicità, spontaneità e il modo di fare spartano. Queste esperienze aiutano a confrontarsi con una cultura diversa e mettersi in discussione. Non dimenticherò mai che durante la salita i nostri accompagnatori cantavano arie tradizionali e ci davano il passo con coraggio ed entusiasmo.
Si ringrazia Cristiano Consolati per la gentile concessione del suo tempo e la condivisione della sua esperienza con il nostro giornale.


