Coccoli Franco – Il 16 ottobre hanno fatto il loro ingresso in Franciacorta il parroco don Fulvio Ghilardi, che sarà a Padergnone e Saiano, e il vicario don Davide Corini che avrà l’incarico di coadiuvare i parroci e occuparsi della pastorale giovanile in ben quattro parrocchie. Il giorno del loro ingresso era in lettura il noto verso dal Vangelo di Marco: «chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà servo di tutti». Che sia un buon proposito per tutti?
Abbiamo intervistato don Davide per conoscere meglio il suo incarico, i suoi progetti e auguragli il meglio per il futuro.
Il suo incarico sarà distribuito su 4 diverse parrocchie. Ci racconti brevemente questa bella sfida.
Esattamente. Sarò a Ome, Padergnone, Rodengo e Saiano. Il mio compito sarà di aiutare don Fulvio nelle parrocchie di Padergnone e Saiano, don Luciano a Ome e gli Olivetani a Rodengo. Appena possibile andrò ad abitare a Padergnone per poter fare da riferimento sul territorio a quella Comunità. La sfida, però, sarebbe riuscire ad essere attivo in quella parrocchia come in tutte le altre.
Un’altra bella missione sarà occuparsi della Pastorale Giovanile e di tutti gli oratori.
Oramai si sta sempre più andando verso un’unificazione in tutte le parrocchie della diocesi. Dovremo riuscire a mantenere l’identità parrocchiale, che porta sempre bellissime soddisfazioni, ad eventi d’insieme con tutti gli altri. Per farlo sarà richiesto lo sforzo di uscire dai vecchi campanilismi. Cercheremo di capire, tutti insieme, cosa è opportuno vivere a livello parrocchiale e cosa è da vivere unitamente. Questo non deve avvenire dall’oggi al domani, ci possiamo lavorare con la dovuta calma. Con gli oratori, poi, anche a causa della pandemia, dovremo essere bravi a reinventarsi per una bella e nuova ripartenza che aiuti a rispondere al meglio ai bisogni dei giovani.
Come è stato il suo primo impatto? Quali saranno i progetti per il primo periodo?
La prima sensazione è stata molto positiva e ha dimostrato come all’interno di tutte le parrocchie ci sia una bellissima potenzialità. Il primo obiettivo è conoscere le persone per riuscire ad entrare sempre di più nelle particolarità delle comunità. In un secondo momento sarà necessario rivitalizzare e riprendere tutte le attività per cercare di cucire l’ultimo strappo creato dalla pandemia. Con calma riusciremo a creare dei bei progetti che riescano a condensare sia le esigenze delle singole parrocchie che le novità del lavorare tutti insieme. Altro punto importante sarà riuscire a fare rete e collaborare, per migliorare ulteriormente i benefici del lavoro comune.
C’è un motto, una frase o un’immagine biblica che può descrivere don Davide e il suo lavoro futuro nelle parrocchie?
Mi piace molto l’immagine di Matteo 13,52 dove si dice: «ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Ci viene mostrato che il passato non sia da abbandonare, anzi, è un ottimo fondamento per il futuro. Però non bisogna arroccarsi dietro ciò che è sempre stato fatto, per riuscire a estrarre dal nostro tesoro anche le novità. Un vescovo francese, in una bellissima preghiera, esprime proprio questo concetto: il coraggio di fare cose nuove. Se nelle parrocchie, con calma, riusciremo a mettere in pratica questo bel proposto, lavoreremo insieme per il bene di ogni persona, di ogni parrocchia e di tutte le comunità.
Augurando a don Davide il meglio per questa sua nuova sfida lo ringraziamo per la gentile concessione del suo tempo.


