Andrea Ferrari – Franciacorta ancora una volta capofila del mondo vitivinicolo, non solo per avere i primi produttori in Italia con il metodo di rifermentazione in bottiglia ad aver ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), ma anche nell’impegno profuso nella protezione del proprio territorio.
Il microclima unico e il terreno ricco di minerali ha favorito da secoli la coltivazione della vite e questa unicità va preservata e protetta. Ad oggi la Franciacorta è la denominazione più attenta alla sostenibilità ambientale, con la precentuale maggiore di vigneti in coltivazione biologica a livello nazionale. Oltre i due terzi delle nostre 117 cantine infatti coltivano rispettando il territorio, riducendo al minimo l’utilizzo di prodotti chimici, puntando alla biodersità funzionale.
Per biodiversità funzionale si intende la ricchezza dell’ecosistema del suolo, del terreno e delle forme viventi che lo abitano, come insetti e muffe. Il vino è il prodotto che maggiormente risente della qualità del suolo, della sua ricchezza; più il terreno è fertile, più il suolo è ricco e più l’ambiente è in salute. Il modello di sviluppo che ne deriva delinea un futuro sostenibile e di crescita.
I produttori del Consorzio quindi hanno avviato una serie di iniziative in questo senso, come ad esempio l’auto-imposizione di un regolamento unico in materia di utilizzo degli agrofarmaci, ancora più rigido di quello vigente a livello nazionale. Anche il “respiro” dei vigneti viene monitorato attentamente grazie a “Ita.Ca”, il primo modello italiano di misura dell’impronta carbonica. Grazie alla collaborazione con l’Università di Padova sono stati installati dei sensori nei vigneti per capire quanta CO2 viene assorbita dalla vegetazione, in modo da identificare le pratiche migliori anche in questo senso.


