Abrami Emanuele – Conosciamo tutti il giovane Patrick George Zaki, l’attivista e ricercatore egiziano che decise di investire, proprio nel nostro Paese, una buona parte dei suoi anni migliori. Patrick venne in Italia perché sapeva che soltanto qui la qualità dell’istruzione avrebbe appagato la sua sete di conoscenza e verità. Una ricerca, la sua, da giovane attivo per la giustizia e il rispetto dei diritti umani, che lo ha però portato ad essere rinchiuso come detenuto in uno dei carceri più duri al mondo: quello dell’Egitto. Il suo Paese natale, oppresso da una dittatura antidemocratica, lo tiene infatti imprigionato con le accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”, minacciando il ragazzo di tenerlo sotto chiave per i prossimi 25 anni. Trattenuto in condizioni miserevoli e senza nessuna autentica possibilità di difendersi, Patrick è vittima di un ulteriore abuso da parte delle forze di polizia egiziane. Queste, infatti, dopo averlo arrestato in forma preventiva, avrebbero rinnovato moltissime volte il fermo di 45 giorni senza nessuna reale giustificazione.
La paura di tutti è che la dittatura egiziana guidata da Al-Sisi possa ripetere il crimine già commesso ai danni del nostro compatriota Giulio Regeni. Per impedire che la barbarie possa capitare nuovamente, moltissimi comuni in tutta Italia hanno deciso di agire. Fra le numerose iniziative e campagne, quella volta al riconoscimento della cittadinanza onoraria per Patrick. Si unisce al coro delle Amministrazioni che domandano giustizia e libertà anche quella di Gussago, la quale il 31 Marzo avrebbe approvato una mozione presentata da Valletti di “Gussago Insieme” la quale ambisce a presentare la richiesta direttamente al Governo Italiano. Parte (ed è alimentato) quindi dal basso il coro che pretende, a viva forza, che Patrick George Zaki sia trattato umanamente, e giudicato con criterio ed equità. Se il conferimento della cittadinanza onoraria può contribuire a raggiungere questo obiettivo, ben venga.
Il Comune di Gussago non è sconosciuto a questo tipo di coraggiose iniziative (per quanto il loro valore sia principalmente simbolico). Già nel Febbraio dello scorso anno, poco dopo l’arresto, aveva fatto fronte comune con diverse realtà amministrative italiane andando a chiedere al Governo e all’Unione Europea di prestare maggiore attenzione e di agire perché i diritti fondamentali del giovane studente fossero rispettati


