Andrea Ferrari – L’emergenza sanitaria, che con la sua gravità ha completamente modificato il nostro comportamento, continua dopo un anno ad essere la protagonista indiscussa del sistema sanitario.
Ovviamente, i ricoveri non dovuti al Covid19, così come gli interventi chirurgici necessari per altre patologie, non si sono fermati a causa dell’epidemia, ma hanno subito un rallentamento. Questo aspetto è evidente agli operatori sanitari, anche loro riconvertiti insieme alle strutture per far fronte alle ondate di contagio.
Michele Bartoli, medico del reparto di Chirurgia generale dell’ospedale di Chiari, sulle colonne del Corriere della Sera dipinge proprio questa situazione: la chiusura delle sale operatorie, obbligatoria nella corsa a nuovi spazi per i troppi pazienti, richiede anche ai chirurghi di riconvertirsi laddove dove necessario, come nella somministrazione dei vaccini. Così vengono posati i bisturi e sostituiti dalle penne, in attività come la raccolta dell’anamnesi dei pazienti in attesa del vaccino, sicuramente meno specialistiche, ma altrettanto fondamentali.
Tutti sforzi volti ad accelerare sulla strada delle vaccinazioni, che al oggi sembra l’unico modo per uscire dalla situazione di emergenza, in un momento dove l’età media dei positivi continua ad abbassarsi.
Uscire velocemente dall’emergenza permetterà di proteggere le fasce più deboli della popolazione così come di riprendere pienamente le normali attività sanitarie.


