Cominciamo con una presentazione
Enrica Vertua, dott.ssa commercialista, faccio parte dello staff dello studio Fiscalnet Service srl di Gussago, sito in via Vittorio Emanuele II. Forniamo consulenza fiscale, tributaria e societaria ad una serie di aziende presenti sul territorio.
Il 2020 è stato per tutti un anno unico e verrà ricordato per le quarantene, per la sofferenza ma anche per l’impegno e per lo sforzo di tutti. Già dai primi giorni, tuttavia, il discorso si è anche focalizzato sull’economia e sul mondo del lavoro. Ora che l’anno è quasi finito, quali sono state a suo avviso le categorie che ne hanno sofferto maggiormente?
Parlando della mia esperienza sul territorio, alcune sono state categorie fortemente penalizzate. Le palestre e i centri fitness, ad esempio, sono rimasti chiusi per molto tempo, così come lo sono stati i teatri, i cinema e tutte quelle attività legate al mondo dello spettacolo. Nel territorio franciacortino anche il settore turistico e della ristorazione ha subito un forte contraccolpo, in qualche modo mitigato, con i dovuti distinguo, dalla riapertura nei mesi estivi. Ovviamente è un discorso molto generico e che riguarda il nostro territorio dove alcune categorie, pensiamo ai tassisti ad esempio, non sono molto presenti.
Si è parlato molto di aiuti proprio per queste categorie; ha qualche comportamento da consigliare per rimanere informati ed eventualmente accedere a questi aiuti?
Gli aiuti, i bandi, i bonus per le categorie maggiormente colpite quest’anno sono stati molti. Sicuramente non hanno risolto tutti i problemi e nemmeno sono arrivati a tutti coloro che ne necessitavano, ma fra le due chiusure, quella di marzo e quella di queste settimane, c’è sicuramente stata la volontà di preservare le attività più in difficoltà.
Il problema nasce dal fatto che questi aiuti arrivano da molti enti diversi, come l’Inps, la regione, la provincia o i comuni, alcuni sottoforma di bonus, altri come bandi o a fondo perduto quindi diventa facile perdersi. Un modo per orientarsi è affidarsi ad un consulente che possa svolgere quella serie di pratiche e calcoli necessari a poter far chiarezza ed eventualmente a poterne usufruire.
Rimane però esclusa la categoria di stava già cercando un lavoro all’inizio della pandemia, come ad esempio i giovani in cerca del primo impiego. Come svolgere una ricerca efficace sia attraverso il web che i social che le agenzie e i centri per l’impiego.
Posso dire per esperienza personale che la comunicazione fra chi offre e chi cerca un impiego non sempre è efficace. Di certo l’emergenza sanitaria ha complicato molto anche questo aspetto, ma non bisogna pensare che trovare lavoro sia impossibile, così come che ci piova dal cielo. Il canale migliore da utilizzare dipende dalla tipologia di realtà nella quale si cerca lavoro: nel caso di aziende medio-piccole presenti in piccole comunità il passaparola, la stampa locale, ma anche le autocandidature, rivestono una maggiore importanza rispetto a quanto farebbero in aziende di grandi dimensioni.
Non esiste un metodo infallibile e universale se non quello di continuare a darsi da fare: non lasciare intentate alcune strade a priori, non attendere passivamente, sono indici di qualità personali sempre ricercate nei candidati.
La situazione ha favorito, in alcuni casi obbligato, alcune aziende a utilizzare il sistema del telelavoro. A suo avviso, rimarrà qualcosa anche finita l’emergenza sanitaria? Se sì, può essere una opportunità o un rischio?
In alcune aziende molto grandi si sono verificati dei miglioranti grazie allo smartworking in termini di ottimizzazione dei costi, e questi sono i casi dove molto probabilmente sarà implementato anche in futuro. La sfida del telelavoro non riguarda solamente l’aspetto pratico, ma soprattutto il cambio di mentalità del lavoratore e del datore di lavoro. La maggiore responsabilizzazione e il lavoro svolto per obbiettivi e non su base oraria sono cambiamenti importanti, in molti casi ancora distanti, ma qualcosa in questo anno si è sbloccato. Non tutte le realtà, hanno possibilità o benefici economici apprezzabili con questo sistema. Chi necessita di un rapporto fra colleghi e clienti in presenza, finita l’emergenza, tornerà alla normalità.
Lo smartworking ha reso la socialità sul lavoro sicuramente diversa. Quando alcuni di noi dovranno tornare a svolgere le proprie professioni in presenza, o a fare colloqui di lavoro dal vivo, potrebbero avere dei problemi? Come ridurli al minimo?
Chi più chi meno, in questi mesi quasi tutti abbiamo dovuto modificare la nostra socialità sia professionale che personale, ma tenendo sempre a mente che fosse una situazione di emergenza. Con i tempi richiesti, ma si tornerà alla situazione pre-covid senza troppa difficoltà personale.
Parliamo di futuro a breve e medio termine; qual è la sua opinione su una possibile ripresa nei prossimi mesi?
Ci auguriamo che il vaccino arrivi presto per permettere la riapertura di tutte quelle attività fortemente penalizzate. La ripresa poi sarà lenta e in alcuni casi difficile, anche in base a quanto le aziende siano state obbligate a riconvertirsi e modificare il proprio business durante l’emergenza.
Ci sono state delle professioni inventate e reinventate in questo anno. In un mercato del lavoro in mutamento rapido, come restare appetibili professionalmente?
Possiamo dire che alcuni comparti, come gli alimentari e i piccoli edili, hanno lavorato molto bene, e ci si aspetta anche un buon 2021, mentre in altri settori ci sono stati molti cambiamenti in pochissimo tempo anche solo per poter restare aperti. Facendo un paio di esempi, un istruttore di fitness che prima lavorava o gestiva una palestra, può aver iniziato a fare video tutorial e consulenze, ma la natura della sua professione non permette di avere gli stessi introiti senza lavoro in presenza. Alcuni ristoranti invece, sono riusciti a convertirsi con le consegne a domicilio abbastanza efficacemente da rendere il delivery una risorsa anche post quarantena.
In conclusione, che consiglio darebbe per affrontare al meglio questa emergenza?
Non possiamo pensare che questa situazione duri per sempre. Una ripresa economica ci sarà, così come ci saranno nuovi posti di lavoro. Nel frattempo è vitale non rimanere fermi, anzi, per quanto possibile sfruttare la situazione per migliorare la propria professionalità, i propri studi, ampliare i propri interessi. Il compromesso professionale purtroppo a volte è necessario, magari per un breve periodo, ma genera esperienza, genera contatti quindi è sicuramente più utile di una statica attesa. Lo stesso discorso vale per chi sta impiegando lo stop forzato per studiare, o specializzarsi, o fare volontariato; non restare fermi per aiutare noi stessi e il nostro territorio.


