Abrami Emanuele – Eroi. Questa la parola con la quale tanto spesso abbiamo definito medici, infermieri, operatori sanitari e volontari specializzati che nei mesi passati hanno guidato la terribile lotta contro il COVID-19. Tanto spesso, ci siamo sentiti dire proprio da loro che questo termine non era il più adatto. Che quella è una profession (e una vocazione) come altre, e che si sono limitati a fare il loro lavoro nel miglior modo possibile. Cosa caratterizza, però, un eroe? Sono solo le sue abilità o la sua determinazione a renderlo tale, all’interno di una buona storia?
No. Una componente fondamentale nella personalità dell’eroe è l’attitudine al sacrificio. La sua capacità di mettere gli altri prima di sè stesso sempre e comunque. Ecco allora che l’eroe è chi è disposto a sacrificare i suoi tempi per gli altri (pensiamo a tutte le ore di straordinaria scarsamente ripagate che il personale medico-sanitario ha donato alla comunità nei passati mesi), a sacrificare i suoi spazi per gli altri (pensiamo a tutte quelle mamme e quei papà che per proteggere la loro famiglia pur essendo sempre negativi al tampone si sono messi in auto-quarantena all’interno di piccole stanze o angusti appartamenti nelle pause fra un turno e l’altro), a sacrificare la sua emotività per gli altri (pensiamo a quando medici e infermieri si sono impegnati a fare da tramite fra le famiglie e gli anziani ricoverati che non potevano essere visitati, spesso raccogliendo anche gli ultimi messaggi degli uni agli altri), a sacrificare la sua incolumità per gli altri esponendosi al contagio più di chiunque altro pur di salvare una vita.
È questo il caso di Pierpaolo Mariani, di 49 anni, operativo all’interno dell’Ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano, uno dei paesi più noti alle cronache per essere stato tanto violentemente colpito dalla pandemia. Pierpaolo risulta positivo al tampone già il 23 Febbraio, insieme alla moglie, ed entrambi sono confinati in quarantena all’interno della loro casa a Gussago, dove risiedono. Di loro si occupavano i figli, che si sono impegnati a portare (rigorosamente, lasciando fuori dalla porta) cibo e medicine.
Dopo circa tre settimane, Pierpaolo Mariani ne è uscito e, accertata la sua ottima condizione, si è subito rilanciato nell’azione, tornando in prima fila e impegnandosi nuovamente, affianco ai colleghi, nell’opera di contenimento del COVID-19. Ora, arriva anche il riconoscimento ufficiale per il suo coraggio e il suo ottimo operato: l’ospedale di Alzano ha deciso di nominarlo primario di Chirurgia . I complimenti , ai quali ci accodiamo, arrivano anche dalle istituzioni, primo fra tutti il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.


