Abrami Emanuele – Domenico Tiberio (residente a Rodengo Saiano dal 1993) il sogno di diventare un ufficiale l’ha coltivo fin da bambino ma quando, nel 1980, è entrato a far parte delle forze dell’ordine le scuole e le accademie erano chiuse. Cominciò quindi come guardia di pubblica sicurezza per poi, pian piano, concorso dopo concorso (relativi ai ruoli “Guardie e Appuntati di P. S.”, “Sovrintendenti”, “Ispettori’ e “Funzionari”) ed esperienza dopo esperienza, risalire tutta la gerarchia. “Partire dal basso “ ha commentato, in un’intervista esclusiva che ci ha gentilmente concesso “mi è stato estremamente utile man mano che ricoprivo ruoli di responsabilità sempre maggiore. Essendo stato agente, ho capito, ad esempio, come, in qualità di sovraintendente, deve essere gestita una squadra di agenti e così via fino ad arrivare al ruolo di funzionario. La carriera interna non è facile, ma sono arrivato all’obiettivo che mi ero ripromesso di raggiungere, quello di ufficiale, e di questo sono estremamente soddisfatto. Anche ora che sono in pensione, potrà continuare a collaborare con l’Associazione Nazionale della Polizia di Stato, conservando peraltro la mia qualifica di funzionario. Si tratta di un’attività molto importante, perché rimane sempre incardinata nell’ambito della questura pur permettendo di agire direttamente tramite attività organizzative in ambito territoriale”.
Un percorso ricco di curiosità durante il quale si è dovuto mettere alla prova molteplici volte, meritando spesso e volentieri, oltre alle promozioni, anche onorificenze ed encomi. Di tutto questo potrete leggere nel libro (autobiografico, ma non solo), scritto per l’appunto da Domenico Tiberio e pubblicato da un editore veronese, che sarà disponibile a partire da quest’autunno: “Lo scritto è rivolto anche e soprattutto ai giovani: spesso nell’ambito della cultura pop viene proposta un’idea di poliziotto come uomo o donna di pura azione. È vero che si tratta comunque di un aspetto fondamentale, ma vivere nelle forze dell’ordine richiede anche molte altre qualità, come la pazienza, la propensione al dialogo o, più banalmente, la capacità nella scrittura”.
Non possiamo però non citare, al fine di meglio inquadrare la sua persona nelle menti di chi non lo conoscesse già, alcune delle sue più importanti avventure: dopo alcuni servizi di scorta, nel 1982 contribuisce alle ricerche del Generale Dozier rapito dalle Brigate Rosse. Alla questura di Brescia approderà invece nel 1993 (trasferendosi a Rodengo Saiano nel 1994). Riceverà, negli anni, un encomio solenne per la cattura di tre rapinatori (dopo un violento conflitto a fuoco) resisi responsabili di una rapina a mano armata presso un istituto bancario di Brescia. Specialista nei servizi di Ordine e Pubblica Sicurezza, ha da sempre ricoperto incarichi di comando in vari uffici:”squadra volante” anticrimine, immigrazione, Polizia Ferroviaria, senza dimenticare il lungo impegno profuso anche negli affari interni in quanto responsabile della disciplina e dirigente dell’ufficio del personale al fianco di diversi questori. Importanti anche le attività di indagini di polizia giudiziaria a fianco dei magistrati della procura della repubblica di Verona dove tra l’altro ha diretto la sezione di Polizia giudiziaria svolgendo nel contempo funzioni di pubblico ministero d’udienza nei processi presso varie preture della zona. Da non tralasciare anche il notevole contributo portato in qualità di responsabile della polizia scientifica alla risoluzione di alcuni delitti. Nel 2004 il Senato Accademico della Western States University di Austin (Texas) gli conferisce la laurea h. c. in scienze criminologiche per meriti professionali e nel 2012 viene insignito del prestigiosissimo titolo di Cavaliere OMRI, una delle più nobili e alte onorificenze alle quali si possa ambire. A fine servizio, gli viene anche conferita, fra le altre, anche la croce d’oro per anzianità di servizio e, direttamente dal Capo della Polizia, la medaglia d’argento di encomiato di fine servizio. Per quanto riguarda invece l’aspetto “preparatorio”, è stato anche direttore di tiro presso i poligoni della Polizia dello Stato, ha svolto attività di docenza presso le scuole di Polizia (abbinando sovente alle nozioni teoriche anche quelle pratiche di tecniche operative di polizia e di pronto intervento), è stato esperto nel Regolamento e della Disciplina della Polizia di Stato e istruttore militare e di tecniche operative.
Oltre al servizio “sul campo”, è fondamentale anche la preparazione, teorica e non, propria e delle nuove leve, giusto?
“Assolutamente sì. Innanzitutto, è necessario essere dei buoni cittadini. Un buon cittadino può divenire un buon poliziotto, se però è in grado di integrare svariate qualità necessarie al fine di servire la comunità in quella veste: il poliziotto deve essere una persona neutra e al servizio della gente. Buona parte della mia carriera è stato destinata all’aggiornamento professionale, teorico e pratico. Ho tenuto corsi anche con messi speciali al fine di sperimentare e insegnare modalità d’intervento particolari. Una delle caratteristiche fondamentali è la velocità: meno tempo passa meglio, generalmente, è. Vero è che non tutti gli interventi sono uguali ma alcune regole restano grossomodo invariate: l’arresto deve essere il più celere possibile, bisogna sempre guardarsi attorno e guardarsi le spalle, se si percepisce pericolo è necessario chiamare rinforzi a supporto e così via. Le norme mirano a salvaguardare sempre l’incolumità di tutti: agente di polizia e persone presenti sul luogo d’intervento. Per tornare sull’aspetto della preparazione, è importante ricordare che l’arte si affina col tempo: per quanti corsi e aggiornamenti si facciano, è l’esperienza sul campo la miglior maestra perché, ricordo, nessun intervento è uguale a un altro”
Parlava di norme e regole d’ingaggio, un argomento molto discusso oggigiorno anche alla luce di quanto sentiamo accadere, per esempio, negli USA…
“In altri Paesi vigono altre regole, altri modi d’ingaggiare, questo è un Paese democratico dove il cittadino messo sempre al primo posto. Quando si entra nelle forze dell’ordine, si fa un giuramento. Si giura solennemente di rispettare le regole e tutte le leggi di questo Paese, e queste il poliziotto deve applicare. Non c’è spazio per valutazioni personali quando si tratta si agire: la legge è la legge e ci sono norme molto specifiche che disciplinano il concetto di arresto e non. Può capitare che un malvivente o un sospettato faccia resistenza, in quel caso magari per l’ammanettamento bisogna usare maggiore forza fisica. Deve però durare il meno tempo possibile, e bisogna ricordarsi (prima, durante e soprattutto subito dopo) che bisogna rispettare sempre chi si ha di fronte. Bloccare una persona a terra può essere necessario quando la situazione lo richiede, e anche qui ci sono precise regole d’ingaggio da rispettare. In linea di massima, è veramente importantissimo avere un grande autocontrollo. Per essere buoni poliziotti bisogna saper essere moderati, tolleranti, e saper instaurare un dialogo volto alla mediazione. In passato mi sono confrontato moltissime volte con gruppi di ultras e di antagonisti. Possono avere delle forti idee politiche, o essere mossi da dirompenti emozioni e sentimenti, ma nella maggior parte dei casi, grazie a queste attitudini, si possono trovare in tutti i gruppi moltissime persone dotate di una sensibilità particolare, di grande altruismo e di cuore grande. Non bisogna mai parlare né solo male né solo bene anche dei gruppi più agitati: non fa bene a nessuno. Attraverso il dialogo si possono sempre risolvere la maggior parte dei problemi, evitando di esasperare ogni tipologia di situazione. Nella mia carriera mi sono trovato spesso a gestire diversi reparti delle forze dell’ordine in qualità di funzionario proprio in situazioni dove l’ordine pubblico pareva essere minacciato. Posso assicurare che in Italia siamo all’avanguardia per quanto riguarda le modalità d’ingaggio, abbiamo anche una scuola preposta a Nettuno che si occupa di uniformare tutte le modalità d’intervento e che vengono sempre fatte delle riunioni post-servizio per commentare gli interventi e registrare cosa è andato bene, e quindi va insegnato, e cosa è andato male, e quindi va insegnato con maggiore enfasi, perché non si ripeta durante l’intervento successivo”
L’ordine pubblico non lo si mantiene soltanto durante le manifestazioni o arrestando i criminali ma anche servendo il cittadino nel momento del bisogno…
“Esatto. Ricordo ad esempio il soccorso pubblico prestato con dalla Polizia di Stato, intervenuta con grande tempismo ad esempio a Tesero, quando nel 1985 crollò la diga. Ci furono oltre 280 morti quel giorno, in pochissime ore eravamo sul posto, pronti a prestare aiuto a chi ne aveva più bisogno e a chi era stato più duramente colpito. Il servizio è da fare sempre, su ogni terreno, in ogni circostanza, la dedizione è molto importante. Non si tratta di un mestiere dove si guarda l’orologio”
Parliamo un attimo di Rodengo Saiano: lei è qui dalla prima metà degli anni ’90. Come ci è arrivato? Cosa l’ha fatta innamorare del nostro territorio?
“Venni per la prima volta a Rodengo Saiano in occasione di un matrimonio e subito me ne innamorai. Molteplici le caratteristiche di questo luogo che mi spinsero poi a trasferirmici: la tranquillità che si modella sulle curve delle sue belle colline, il profumo di primavera, i vigneti, il verde, l’ordine e il quieto vivere. Mi sono piaciute anche le case: ben costruite, eleganti, semplici, ordinate. Penso che resterò qui anche negli anni a venire: i collegamenti con la tangenziale, colline, città, vallate e laghi sono ottimi. È anche un ottimo posto che aiuta a fare carriera, perché si tratta di un posto tranquillo che puoi riposare e riflettere, e questo è molto importante! Vorrei ricordare inoltre alla comunità che le forze dell’ordine lavorano tanto e molto spesso bene anche e soprattutto grazie alle segnalazioni dei cittadini anche della nostra comunità. L’unica raccomandazione in questo senso è: la polizia verifica sempre, ma siate responsabili”
“Vorrei chiudere ringraziando tutti i miei collaboratori che hanno contribuito positivamente alla mia carriera nella Polizia di Stato. Ringrazio anche tutti gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, tutti i questori che si sono susseguiti a Brescia per avermi dato stimolo, fiducia e responsabilità e la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto in ogni occasione”
Ringraziando Domenico Tiberio per la sua disponibilità, gli auguriamo anche buona fortuna in occasione del IV Convegno Nazionale del Parlamento della Legalità Internazionale, al quale parteciperà per portare (come scrive Nicolò Mannino presidente del Parlamento della Legalità Internazionale) una testimonianza importante e tutta la sua straordinaria esperienza.



