La Festa della Repubblica italiana si festeggia il 2 giugno perché, proprio tra il 2 e il 3 giugno 1946, si tenne il referendum con cui gli italiani, dopo 85 anni di regno della dinastia dei Savoia (di cui 20 di dittatura fascista, conclusa durante la Seconda Guerra Mondiale), scelsero di far diventare l’Italia una Repubblica costituzionale, abolendo la monarchia.
In tutta Italia, in ogni paese anche nel più remoto posto sulle vette di una montagna o in riva alle dorate spiagge che lambiscono questo nostro bel paese, hanno voluto render omaggio a questa nostra Repubblica, ma soprattutto a quelle persone che hanno lottato per arrivare a questo referenum, agli uomini e alle donne che per la prima volta votavano (n.d.r anche se in verità avevano già votato per le amministrative qualche mese prima).
Una festa degli italiani, quelli con sentimenti veri, quelli che il tricolore non lo espongono solo quando gioca la nazionale, ma lo portano nel cuore, nel lavoro che esportano, nella cultura, nell’arte, nell’essere uomini e donne vere con sentimenti autentici e che non hanno paura delle differenze, che sanno cosa vuol dire rispetto, ma che al qual tempo vogliono essere rispettati.
Anche Gussago ha festeggiato degnamente questa giornata, iniziata presso la Sala Consiliare dove il corteo con i rappresentanti delle varie sezioni dei corpi d’arma si è avviato verso la chiesa “Santa Maria Assunta” per la celebrazione della Santa Messa celebrata dal prevosto don Adriano Dabellani. Al termine si sono portati al Monumento dei Caduti, per la deposizione di una corona d’alloro e per saluto del sindaco Giovanni Coccoli ed insediamento del nuovo Consiglio Comunale dei Ragazzi.
Poco più tardi, in Sala Consiliare, a cura delle classi III D e III F della Scuola Secondaria di Primo Grado ” A. Venturelli” una lettura animata da immagini e pensieri su “La scelta che ha cambiato la storia – La Repubblica, una e indivisibile“.
Una lunga mattinata che ha visto impegnati molti gussaghesi in una maratona di lettura degli articoli della Costituzione avvenuta di fronte alla lapide che vede incisi parte degli articoli della costituzione. Durante questi anni si sono succeduti diversi governi, molte sono gli eventi successi, cose belle, ma anche molti “strappi” al cuore di noi italiani, che dobbiamo cercare di ricucire senza dimenticare ciò che i nostri padri della costituzione hanno scritto.
Pietro Calamandrei il 26 Gennaio 1955 a Milano davanti agli studenti universitari e a quelli delle superiori in un accalorato discorso esordì con queste parole: « Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, oh giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione ».
Parole che dovrebbero essere ricordate da tutti: leggere la Costituzione, oltre ad essere un dovere di ogni italiano, deve diventare un vanto perché ciascuno degli articoli che la compone è una stilla di sangue che nostri fratelli hanno versato. Facciamo che non sia stato inutile, impegniamoci a fondo affinché questa nostra Costituzione non venga mortificata da persone che non hanno ben compreso il vero significato e il senso di democrazia.
di Iosemilly De Peri Piovani


