Franco Coccoli – Classe 1995, nato e cresciuto a Rodengo Saiano, Rolando Danesi appartiene a quella generazione di creativi che non hanno paura di cambiare strada in corsa, di reinventarsi e di lasciare che le coincidenze diventino occasioni. Oggi è regista, lavora tra Milano e Brescia, porta i suoi progetti nei festival italiani e all’estero e continua a costruirsi una squadra di giovani professionisti che credono nella stessa idea di cinema: dinamica, inclusiva e aperta alle collaborazioni. Lo abbiamo intervistato per capire da dove nasce questo percorso e dove lo porterà.
Rolando, partiamo dall’inizio: com’è nato il tuo ingresso nel mondo audiovisivo?
Onestamente, un po’ per caso. Al liceo artistico avevo scelto scenografia, ma quando non è stato attivato l’indirizzo mi sono ritrovato dentro al nuovo corso di discipline audiovisive. All’inizio non avevo un’idea precisa del futuro. Mi piaceva disegnare, mi piaceva creare, ma non pensavo che sarei finito dietro una macchina da presa. Nei primi anni dopo la scuola mi sono mosso come videomaker, facendo di tutto, anche i matrimoni. È stato utile per capire cosa volevo davvero, ma sapevo che quella non sarebbe stata la mia direzione finale.
E poi arriva Crush Gals, il lavoro che ha acceso i riflettori sul tuo talento. Com’è successo?
Crush Gals nasce come progetto scolastico. Poi arriva FBLD, un brand italiano importante nel mondo del latex, che decide di fidarsi e investire nella nostra idea. Da quel momento tutto cambia: la troupe diventa reale, i ruoli si definiscono, il progetto cresce. Con me c’erano professionisti che oggi sono parte fissa del mio percorso, come Matteo Bruseghini e l’executive producer Valeria Roncali. Il fashion film ha iniziato ad essere premiato festival dopo festival: Napoli, Palermo, Roma, Cipro, Germania, finale in Gran Bretagna, selezioni negli Stati Uniti. La cosa bella è che ogni reparto è stato riconosciuto (anche il trucco curato da Giulia Piovanelli di Rodengo Saiano), dimostrando la sinergia di tutto il gruppo.
Subito dopo arriva l’esperienza con i Deco Music Club?
Sì. Alberto Borsato e il bresciano Elia Cirelli mi hanno dato fiducia totale. Quando succede puoi costruire qualcosa che ti rappresenta davvero. Abbiamo coinvolto tante realtà del bresciano: il Circus beatclub, che è un simbolo per tanti, e il Caffè della Stampa in Piazza Loggia, che ci ha supportato sia come location sia come punto operativo per i camerini e per la logistica. È stato un lavoro ricco, pieno di energia, di quelle collaborazioni che senti che possono andare lontano. Una produzione che ha avuto il cuore a Brescia, ma che ha abbracciato realtà produttive di tutto il Nord Italia: Red Sheep, casa di produzione che lavora tra Milano e il Trentino-Alto Adige, Trans Audio Video e Moses Rent, realtà del settore rental che ci hanno dato grande disponibilità e materiale di altissima qualità. Una rete professionale ampia, solida, motivata, che ha reso possibile un progetto costruito davvero bene, in ogni dettaglio.

Come si sta muovendo il movimento bresciano nel tuo settore?
Sta avvenendo un qualcosa di interessante. Ci sono professionisti molto affermati, come Lorenzo Invernici, che continuano a dimostrare quanto talento ci sia in questa zona. Ma c’è soprattutto un clima di disponibilità. Per Crush Gals, per esempio, avevamo bisogno di girare nella facoltà di Ingegneria: abbiamo chiesto gli spazi con pochissimo anticipo e ci hanno aperto le porte senza problemi. Per il videoclip dei Deco Music Club abbiamo chiesto la chiusura di via X Giornate: anche lì tutto è stato concesso con grande rapidità. Quando un territorio facilita, i progetti si alzano.
A proposito di luoghi simbolici: parli spesso del Circus beatclub. Perché ti è rimasto così nel cuore?
Perché è dove ho vissuto il mio primo set. Facevo la comparsa e dietro la cinepresa c’era già Matteo Bruseghini come direttore della fotografia. Ci siamo ritrovati anni dopo nello stesso posto, io come regista e lui ancora alla fotografia. Stesso luogo, ruoli diversi. È una sensazione strana e bellissima, una specie di promemoria visivo di quanto si possa crescere.
Ora stai lavorando a qualcosa di nuovo. Cosa ci puoi anticipare?
Il progetto si chiama La telefonata, lavoro che ho creato per la mia laurea. Il prodotto è quasi pronto ad entrare nel circuito festivaliero. Anche qui ho trovato persone straordinarie con cui lavorare, come il direttore della fotografia Iacopo Ferrari. Quando si crea sintonia, il progetto prende un ritmo diverso, più fluido, più vivo.

Da creativo legato al territorio: pensi che la Franciacorta possa diventare un set ideale per te e per altri?
Assolutamente sì. Il turismo dimostra che c’è un’attenzione reale verso questa zona. L’estetica del paesaggio è fortissima, parla da sola. C’è un potenziale visivo enorme: colline, architetture, spazi aperti, atmosfere molto riconoscibili. Per questo mi piace ricordare che sarò coinvolto nella realizzazione del film Franciacorta, diretto dal regista e produttore Franco Campos-Lopez Benyunes, un progetto che vedrà il noto attore Totò Cascio interpretare il ruolo di un enologo. Sarà un lavoro importante anche perché coinvolgerà direttamente il Consorzio Franciacorta, che ha creduto nel valore culturale e promozionale dell’opera. Un’occasione concreta per raccontare il territorio attraverso un linguaggio cinematografico capace di valorizzarne la bellezza.
Ci sono state persone particolarmente importanti per la creazione dei tuoi lavori?
Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che non solo mi ha sostenuto moralmente, ma anche in modo molto pratico: ospitalità alla troupe, aiuti con i trasporti, supporto nei momenti più complicati. Nel nostro settore, che spesso è percepito come chiuso e complesso, avere qualcuno che ti sostiene davvero è un privilegio.
Chiudiamo con qualcosa che senti particolarmente tuo: cosa ti definisce come regista?
Direi una cosa che ripeto spesso, anche alle premiazioni: un regista vale la gente di cui si circonda. Lo penso davvero. Il cinema è un lavoro di squadra, non un gesto solitario. In Italia ci sono giovani molto forti, pieni di talento e di idee, che hanno solo bisogno di fiducia. Ed è quasi ironico che proprio un settore creativo, che dovrebbe essere aperto all’innovazione, a volte sia invece rigido. Per me il valore di un progetto coincide con il valore delle persone che lo costruiscono insieme a te.
Un grazie sentito a Rolando per la disponibilità e per aver condiviso non solo i dettagli del suo lavoro, ma anche il modo in cui costruisce squadra, affronta le sfide e valorizza le persone che lo affiancano. È stato un bellissimo viaggio nei retroscena di un mestiere in continua trasformazione.


