Elena Muti – Un sorso di futuro che profuma di creatività e affonda le radici in una lunga tradizione di mecenatismo. È con questo spirito che Ca’ del Bosco ha annunciato la seconda edizione del suo Premio dedicato alla scultura da esterni, riservato ad artisti italiani under 40. L’occasione è arrivata durante il Gala Dinner promosso da Venetian Heritage per la 19ª Biennale di Architettura di Venezia, una cornice d’eccezione per ribadire il connubio sempre più saldo tra arte e impresa.
Il concorso si propone di valorizzare giovani talenti e allo stesso tempo rafforzare quel legame tra arte e vino che, per Ca’ del Bosco, è parte integrante della propria identità fin dagli anni Settanta. Il presidente Maurizio Zanella intuì allora la profonda affinità tra il processo creativo che guida la produzione vinicola e quello che anima l’arte: un intreccio di natura, pensiero e sensibilità che prende forma in bottiglia e, parallelamente, in scultura. Un simbolo potente di questa visione è il Cancello Solare, l’opera in bronzo realizzata da Arnaldo Pomodoro e installata all’ingresso dell’azienda nel 1993. Da allora, Ca’ del Bosco ha continuato a farsi interprete di un dialogo costante tra enologia e arte, come testimonia anche il Parco Artistico in cui trovano spazio sculture di artisti del calibro di Igor Mitoraj, Mimmo Paladino, Rabarama e lo stesso Pomodoro.
A questo scenario si aggiungerà, nell’autunno 2026, la nuova opera vincitrice del concorso. Il bando, accessibile su invito, privilegia opere capaci di coniugare impatto visivo e sostenibilità ambientale. La giuria, presieduta da Toto Bergamo Rossi, direttore di Venetian Heritage, assegnerà tre premi in denaro, con la possibilità per il primo classificato di vedere la propria creazione esposta accanto a quelle dei maestri. La prima edizione fu vinta da Irene Coppola con un’installazione luminosa in vetro di Murano. Ora, con questa nuova tappa, Ca’ del Bosco conferma la propria vocazione a sostenere l’arte in forme monumentali, spesso trascurate per la complessità e i costi che comportano, ma capaci di restituire alla scultura la sua forza espressiva originaria. In attesa della premiazione durante la Biennale d’Arte di Venezia del 2026, resta forte il messaggio: tra le vigne e i materiali grezzi dell’arte, l’immaginazione trova sempre terreno fertile per crescere.


