Davide Manfredotti – L’oscurità del passato irrompe nella memoria di Rodengo Saiano, mentre la luce del presente brilla su una storia di coraggio e sacrificio. È il ricordo di dieci eroi, dieci partigiani caduti nel freddo aprile del 1945, a illuminare il cammino della memoria della comunità.
Il 26 aprile 1945, mentre la liberazione dall’oppressione nazifascista sembrava ormai imminente, dieci giovani partigiani furono catturati durante un’azione armata. I nomi di Andreis Luigi Mario, Caravello Giuseppe, Ceretti Giovanni, Felappi Pietro Giovanni, Franchini Angelo, Lumini Gaetano Mirino Carlo, Malvezzi Giuseppe, Pezzotti Giovanni Luigi, Tiego Enea Olivo Gastone e il loro comandante Giovanni Battista Vighenzi, rimarranno impressi nelle pagine della storia locale.
Nel tentativo di fronteggiare la minaccia, Giovanni Battista Vighenzi si era recato a Rovato per chiedere rinforzi, sperando in una resa pacifica delle SS considerando l’avanzata degli Alleati verso Brescia. Tuttavia, durante il suo ritorno, fu catturato con i suoi compagni dagli uomini di Alois Thaler, che avevano nel frattempo riconquistato l’Abbazia e liberato le SS fatte prigioniere. Portato nella sede del Comando, a Villa Fenaroli di Corneto, Vighenzi e gli altri prigionieri subirono interrogatori e torture.
Sono le prime luci dell’alba del 27 aprile quando le SS del Gruppo Pronto Impiego, guidate dall’implacabile Thaler, conducono i prigionieri in località Corneto, una frazione di Rodengo Saiano. Lì, tra il silenzio dei boschi e la freddezza di un’alba che non conosce compassione, viene eseguita la sentenza di morte. Dieci colpi di arma da fuoco squarciano il silenzio della campagna, lasciando dietro di sé il vuoto e il dolore.
La barbarie nazifascista non conosce limiti: interrogatori, torture e infine l’esecuzione sommaria. Il referto medico stilato dal dott. Carlo Guidarini ha rivelato le terribili conseguenze della violenza subita dai prigionieri. Le ferite da arma da fuoco, le ecchimosi, le fratture craniche e le contusioni agli arti confermano l’atroce barbarie subita. Gli uomini che avevano difeso con ardore l’ideale di libertà vengono brutalmente privati della vita, mentre la guerra sembra avvicinarsi alla sua conclusione. Ma la giustizia storica ha una sua strana ironia. Alois Thaler, il carnefice che ordinò l’uccisione dei dieci partigiani, avrebbe conosciuto lo stesso destino di coloro che aveva condannato. Il 2 maggio 1945, proprio sul luogo dell’eccidio, Thaler subisce la stessa sorte dei suoi prigionieri. La giustizia, in un rovescio della storia, si compie.
Le voci del passato risuonano ancora oggi tra le mura di Rodengo Saiano. I nomi dei partigiani, incisi nella pietra della memoria, ricordano a tutti il prezzo della libertà. Le loro storie di coraggio e sacrificio illuminano il cammino delle generazioni future, insegnando che anche di fronte alla più grande avversità, l’ideale di giustizia e libertà deve essere difeso con ogni fibra dell’anima. Rodengo Saiano piange le sue vittime, ma celebra anche il loro eroismo. Che il ricordo di questi uomini coraggiosi, che hanno dato la vita per un futuro migliore, continui a ispirare e guidare la nostra comunità lungo il sentiero della libertà e della dignità umana.


