Intervista alla scrittrice Alessandra Albertini di Gussago: due parole sul romanzo “Anna si è svegliata”

Intervista alla scrittrice Alessandra Albertini di Gussago: due parole sul romanzo “Anna si è svegliata”

Coccoli FrancoAnna si è svegliata è il romanzo d’esordio della gussaghese Alessandra Albertini. Il libro è pubblicato con Elliot edizioni.  Madre di due figli, laureata in lettere moderne e scienze della formazione primaria, la scrittrice è insegnante presso la scuola elementare del suo paese. Affascinati dalla trama dell’opera abbiamo posto alcune domande all’autrice: per portare maggior curiosità a tutti coloro che vogliono passare qualche ora in compagnia di un buon libro.

Quando è nata l’idea di scrivere un romanzo?

Il lavoro è cominciato parecchi anni fa. Sono stata colpita da un tumore alla tiroide e, dopo l’intervento, sono stata sottoposta ad una terapia radiometabolica. Durante la cura si deve rimanere chiusi nel reparto di degenza protetta, non potendo mai uscire. Un periodo molto difficile, che ho superato grazie alla scrittura.

In quei giorni ho iniziato a redigere una sorta di diario contenete la malattia e l’intervento: uno degli elementi autobiografici che ritornerà nelle pagine del romanzo. Con questa prima stesura avevo partecipato allo show letterario Masterpiece su Rai3 e l’opera fu selezionata tra le prime 70 su 3500 partecipanti. A quel tempo, però, il racconto era ancora un diario, cioè la mia esperienza, talvolta cruda, senza elementi romanzati: non aveva raggiunto la forma narrata che mostra oggi.

Per qualche anno ho dovuto lasciare questa prima stesura in un cassetto, occupata dagli impegni di madre e quelli professionali. Poi, ho seguito il corso di scrittura creativa over30 della scuola Holden. Ho capito che il mio diario avrebbe potuto trovare una nuova forma: con pochi elementi autobiografici e tanta narrazione.

 

Quando trova il tempo di dedicarsi alla scrittura?

Mi piace dire che la mia scrittura è fatta tra la cottura di una cotoletta, un misurino di Nurofen per qualche figlio malato e la preparazione delle lezioni. Non posso fare come gli scrittori canonici, cioè dedicare a questa mia passione diverse ore ogni giorno. I miei tempi sono più risicati. La scrittura più corposa e la rielaborazione sono avvenute tra la primavera e l’estate: essendo libera dalle lezioni ho avuto più tempo da dedicare al libro.

Le ore in cui ho svolto il corso di scrittura creativa, la stesura del racconto e la riscrittura erano tempo dedicato a me. Ho dovuto sottrarre questi momenti alle altre mansioni. È stato il modo per trovare una vitalità che non avevo più.

 

Cosa racconta di lei il libro? Quali sono gli obiettivi del romanzo?

Di autobiografico, oltre alla malattia, è presente la mia riverenza verso il tennis. Sulle pagine del Corriere hanno colto perfettamente l’essenza del libro con una frase: sul campo da tennis Anna gioca il doppio della sua vita. La malattia non è intesa solo come opportunità, sarebbe stato bello non ammalarsi, ma è un modo per rinascere verso nuove vedute e sacrificare una parte di noi.

Noi donne, in particolare, siamo sovraccaricate di troppi ruoli: così anche la protagonista Anna. Questi, però, sono solo compiti che la società vuole cucirci addosso. Vorrei mandare questo messaggio a tutte le donne: bisogna seguire i propri sogni ed abbandonare una parte di sé, senza badare ai giudizi. Io non ho mai smesso di crederci.

 

Essendo lei scrittrice ed insegnante: che spazio possono trovare la lettura e la scrittura al giorno d’oggi?

La lettura salva la vita. Io sono stata salvata dai libri: lo dico con molta gioia. Con il testo scritto educhiamo al sentimento: le storie consentono di immedesimarci stando fermi. Da insegnante assicuro sempre ai miei bambini la lettura di narrativa e di poesia. 

I bambini amano lavorare con la lettura. Loro sono più vicini di noi ai demoni e agli angeli, alla filosofia e colgono le opportunità. Una mia alunna mi ha dedicato questa frase: Ci fai voglia di far poesie dovunque. Questo è già un verso poetico condito da un sentimento. La lettura serve proprio a conoscere le emozioni: che sia narrativa o poesia.

Lo ricordo anche ai medici: se leggessero la poesia sarebbero più vicini al paziente. È rapida, educativa ed offre chiavi di lettura della vita. Per molte occupazioni professionali, come il docente, è importante rimanere aggiornati: si leggono saggi critici di maestri della pedagogia, che hanno colto l’essenza dell’educazione.

 

Progetti futuri?

Io mi sento una narratrice. Ho sempre scritto tanto nella mia vita. Oltre alle storie, ho scritto poesie e lettere d’amore, una forma oramai scomparsa. Ne ho scritte centinaia. Era un modo per dire quello che sentivo. Come disse Pessoa: coloro che non hanno mai scritto lettere d’amore sono ridicoli. Oggi c’è WhatsApp che è più rapido e funziona, ma non può sostituire la scoperta infinita che offrono carta e penna.

Ho già scritto 30 pagine di un secondo libro ma devo lavorare ancora parecchio. Essere interessanti due volte di fila è molto difficile, ne sono consapevole e mi considero ancora un’esordiente. Non bastano la volontà o il talento: scrivere è soprattutto riscrittura. La scrittura è naturale e piacevole, mentre la riscrittura è innaturale, richiede molto tempo e concentrazione.

 

Si ringrazia Alessandra Albertini per la gentile concessione del suo tempo.