Salvatti Matteo – Quando si pensa alla teoria si pensa, ordinariamente, all’informazione libresca, didascalica, testuale. Quando si pensa alla pratica, viene in mente l’operosità, la realizzazione, l’azione. Ecco, il volume di Alberto Albertini è sovversivo, perché ribalta i paradigmi abituali (e abitudinari) e trasforma l’azione in concentr-azione (riflessione e concentrato di azione). Il suo, infatti, è un libro da annoverare nella pratica, e non nella teoria. Non perché sia un manuale, un testo di applicazione, ma perché supporta le teorie con un pragmatismo concettuale. Istruire per osare, più che semplici istruzioni per l’uso. Per agire come uomini di pensiero bisogna pensare come uomini d’azione.
Emerge una enciclopedica cultura, la quale però non è ostentata, non è autoreferenziale, non cede all’onanismo professorale (tipico di molti docenti universitari). Pur essendo un intellettuale di prim’ordine, Albertini dà del tu al lettore con umiltà non manierista, con un piglio incalzante. Le personalità convocate nelle pagine non sono aforsiste, ma lo diventano nel momento in cui le loro esperienze vengono condensante in istantanee in grado di restituire quel comun denominatore, quella comunione che lega chi è riuscito grazie alla testa e lo distanzia da chi è semplicemente uscito di testa: perché questo è forse il lascito più prezioso di Albertini con quest’opera: il dimostrare con le esistenze (sappiamo che a una teoria si può contrapporre un’altra teoria, ma nessuno può confutare una vita) come, pur nella eterogenesi delle opportunità, degli incontri e delle latitudini, vi siano costanti in grado da far emergere punti esclamativi inequivocabili, partendo dai numerosi interrogativi che scuotono il lettore. Pagine severe, anche ruvide, che non corteggiano un ottimismo annacquato, ma che non inducono mai allo scoramento, alla rassegnazione.
Gli studenti di medicina sanno che c’è una autoritmicità del cuore, così come c’è un legame esistente tra le singole cellule cardiache, che spesso terminano con ramificazioni più o meno evidenti. Lo stesso accade in questo libro, che ha un suo battito pulsante, una sua tachicardia sinusale, perché spinge in continuazione a mordere ogni singola frase, così ricca di aneddoti, citazioni, confronti, paralleli, e al tempo stesso tutti i rivoli fraseologici vanno a concatenarsi e a creare una tela dove la coerenza, l’organicità del pensiero emergono e chiudono il cerchio.
Alberto Albertini è riconosciuto come scrittore di talento, non dimentichiamo che il suo romanzo “La classe avversa” è stato segnalato dal Premio Calvino, ha vinto il premio Viareggio Rèpaci Opera Prima 2020, il premio speciale della giuria del Biella Letteratura e Industria 2021 e il premio Letteratura d’Impresa 2021. Nella sua penna sgorga dunque la fluidità del narratore che conquista, senza cedimenti a terminologie barocche o puramente estetiche.
Seppur i titoli dei capitoli siano degli autentici claim, si va da: “Fai carriera all’autovalaggio” a “Partecipa al tuo funerale”, passando per “Mangia casoncelli”, le pagine non sono sottoforma di spot, non c’è traccia di slogan banaleggianti e nemmeno di una sociologia ridotta ad usum delphini. Il tutto con eleganti cenni ironici, mai maleducati o irriverenti, ma certamente ancor più incitanti alla lettura. E all’appropriazione. Perché questo è un libro che incita al furto di quanto espresso. Senza tentennare.
Il libro, “Noodless, acqua bollente e lacrime, ricette (per vivere meglio) per studenti e imprenditori” è edito da Rubellino 92 pagine, 12 euro.


