Dal 2014 le attuali norme vietano il commercio di avifauna cacciabile per fini commerciali escludendo così la possibilità a ristoranti, mercati, fiere sagre di proporre lo spiedo bresciano – è quanto dichiarato da Floriano Massardi (Lega) tra i capofila del programma Valorizzazione della cultura e della tradizione lombarda dello spiedo bresciano di altri preparati a base di selvaggina.
Se ne sta occupando la Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia, guidata da Gianmarco Senna. Lo scorso mese di aprile il gruppo di lavoro ha sentito il presidente della Lombardia Orientale della Fiepet Confesercenti Emilio Zanola, il vice presidente di Confartigianato Brescia Bruno Bettinsoli, il vice presidente di FIPE Confcommercio Brescia Francesca Portieri, il presidente della Federazione Italiana Cuochi Carlo Bresciani, i sindaci dei Comuni bresciani di Serle (Giovita Sorsoli) e Gussago (Giovanni Coccoli) che hanno ottenuto la certificazione De.Co. (Denominazione Comunale) per il loro spiedo.
Le normative vietano la vendita di parti di avifauna cacciabile per fini commerciali, ma non il consumo – è quando spiegato a quibrescia da Silvia Scurati – In questo modo mettono a rischio una tradizione millenaria e profondamente radicata negli ambienti rurali bresciani e delle altre province lombarde. Con questo provvedimento andiamo a normare la cessione a titolo gratuito, debitamente monitorata con apposita modulistica, da parte dei cacciatori ai consumatori finali di selvaggina piccola proveniente da attività venatoria consentita. Ciò permetterà di riportare nelle sagre e nei ristoranti lo spiedo bresciano, salvaguardando un elemento dell’identità di vasti territori lombardi.
La proposta prevede la possibilità che i cacciatori cedano ai ristoranti ed ai privati un massimo di 150 capi all’anno mantenendo il pieno rispetto della disciplina comunitaria e nazionale in materia di tutela e divieto di cessione per fini commerciali di determinate specie di avifauna.


