Luigi Rainero Fassati: franciacortino, nobile, chirurgo e scrittore

Luigi Rainero Fassati: franciacortino, nobile, chirurgo e scrittore

Luigi Rainero Fassati, primogenito del marchese Giuseppe Ippolito Fassati di Balzola e di Luisa Maria, figlia del conte Iro Bonzi e di Sarina Nathan ha compiuto 85 anni. Per quest’occasione ha rilasciato una corposa intervista a Ok-Salute. Discendente da una nobile famiglia con secolare tradizione di produzione di vino in Franciacorta è da anni voce nella lotta contro l’alcol. A 22 anni, dopo gli studi di chirurgia, ha deciso di smettere e dedicarsi ad una battaglia per combattere l’abuso di una sostanza che danneggia giovani e adulti. L’attività medica, da pioniere del trapianto di fegato in Italia, si è legata negli ultimi anni a quella di promotore di varie campagne di sensibilizzazione nelle maggiori scuole di Milano.

L’interesse per la chirurgia nacque all’età di 4 anni quando disse alla madre incinta che avrebbe fatto il chirurgo per scoprire se davvero la pancia ingrossata nascondesse un bambino. I primi tempi da medico non furono semplici. Rappresentante della nobiltà dovette accettare che conoscenti non volessero le sue cure alla ricerca di nomi più prestigiosi.

Nel 1968 inizia a lavorare con Dinangelo Galmarini, del Policlinico universitario di Milano, il quale sperimentava i trapianti di fegato sui maiali. Nel 1982 si reca a Pittsburgh dal pioniere dei trapianti di fegato, Thomas Starzl, e al suo rientro effettua il primo in Italia. Molti i giovani curati e salvati a causa di danni al fegato provocati dall’alcol: da qui nasce la campagna di sensibilizzazione avvalorata dalla voce dell’autorevole medico.

Più di 70mila i giovani delle scuole milanesi ai quali è stato mostrato chiaramente con documentazione scientifica e immagini ciò che l’alcol causa  all’organismo. La pandemia non ha fatto altro che peggiorare il rapporto con gli alcolici. La solitudine e la mancanza di socializzazione hanno fatto schizzare alle stelle i consumi continuando ad alimentare il circolo vizioso soprattutto tra i giovani.

La carriera è poi proseguita riuscendo a diventare direttore del Centro Trapianti di Fegato e del dipartimento di Chirurgia e dei Trapianti del Policlinico di Milano e professore ordinario di Chirurgia e direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Pediatrica dell’Università di Milano. Lungo la sua attività ha visto anche come il mestiere di medico sia variato. Oramai in Italia i medici hanno perso la relazione con i paziente e spesso sono rilegati a semplici burocrati che firmano e assistono al passaggio di carte e cartelle per l’esecuzione di un esame.

Grazie alla grande passione per la lettura si è anche fatto scrittore. Nelle sue opere ha trattato vari temi. soprattutto di ambito scientifico e medico. Nelle pagine introduttive di Un tempo per guarire, edito da Salani, racconta delle più grandi conquiste mediche dell’ultimo secolo: gli antibiotici per il progresso della terapia medica, il robot da Vinci per quello della chirurgia e le immagini della TAC e della Risonanza Magnetica Nucleare per la diagnostica. Molto importati sono anche le scoperte degli anticorpi monoclonali e dei nuovi vaccini. Dell’ultima abbiamo avuto esperienza in molti con la campagna vaccinale anti-covid.

Si è fatto anche narratore di fiction che mettono al centro gli ospedali come luoghi di svolgimento delle vicende narrative. Questo è quasi scontato per un uomo che ha dedicato buona parte della propria vita alla salute e ha vissuto molto tempo in quelle strutture di corsa e salvando vite. I protagonisti dei suoi racconti infatti hanno molti spunti biografici dalle persone che ha incontrato nella sua carriera. 

Curiosa anche la scelta di pubblicare Il testamento del conte Inverardi con lo pseudonimo di Luigi Valloncini Landi perché è l’unico romanzo che non tratta di argomenti medici. Anche in questo caso la vicenda si intreccia con l’autobiografia e ci racconta gli scorci di una nobiltà dei tempi passati.