Rodengo Saiano: rinviati i lavori per il Musil

Rodengo Saiano: rinviati i lavori per il Musil

Cristina Deldossi – Ulteriore rinvio per la sede centrale del Musil, nell’area ex Templini, che non sarà pronta per il 2023.

Il desiderio di aprire ai visitatori per il 2023 era dovuto al fatto che Brescia, assieme a Bergamo, sarà capitale italiana della cultura, con la volontà quindi di mostrare ai turisti il percorso completo dell’industria e del lavoro, dal passato al futuro.

I lavori sono fermi da febbraio per i problemi finanziari della società Basileus, titolare dell’impresa e socia di Banca Popolare di Milano. L’impresa che ha iniziato i lavori, infatti, aspetta di essere pagata prima di far proseguire il cantiere, facendo allungare le tempistiche. Il progetto originale, del 2005, prevedeva la nascita del Museo dell’Industria e del Lavoro come un sistema museale ramificato nella nostra provincia: il fulcro sarebbe dovuto essere nell’ex Templini, mentre già esistenti sono le sedi di Cedegolo, con il Museo dell’energia idroelettrica, San Bartolomeo con il Museo del Ferro e Rodengo Saiano con la Città delle Macchine. Quest’ultimo svolge la doppia funzione esposizione e di deposito, ed ora è nuovamente a rischio.

Come già trattato nelle scorse edizioni, l’edificio di Rodengo Saiano si trova ora in una posizione delicata, essendo cambiata la proprietà, mentre il comodato è scaduto nel 2016. Fino ad ora il Musil ha versato gli indennizzi, ma un’eventuale acquisto avrebbe un costo di 1,4 milioni di euro, oltre agli oneri ancora da versare. Il tema economico è infatti centrale negli incontri di questi giorni, con Regione, Università e A2A in ritardo nei pagamenti rispetto a quanto stabilito originariamente.

Un eventuale trasferimento delle centinaia di macchine protagoniste dell’industrializzazione bresciana sarebbe molto oneroso, ma rimandare la decisione può costare caro: la prima richiesta per l’immobile era infatti di circa un milione.

Più di 16 anni fatti di alti e bassi, accelerazioni alternate a difficoltà, che il Collegio di vigilanza si trova a dover sciogliere, per un progetto tanto ambizioso quanto complesso.