Il Covid colpisce, ma il Franciacorta non cede

Il Covid colpisce, ma il Franciacorta non cede

Abrami Emanuele – Abbiamo scritto tanto della crisi, la più dura degli ultimi 30 anni, che sta investendo le cantine della nostra Franciacorta. Ancora una volta (e lo confermano i dati) possiamo affermare con fierezza che le cantine non si arrendono: la nostra terra, i nostri imprenditori di settore e i viticoltori tutti, uniti come un solo popolo, investono, innovano e sopravvivono. Certamente, non possiamo fingere che i problemi (spesso importanti) non sussistano: non si consuma più in ristoranti, alberghi ed enoteche, le fiere sono state praticamente tutte cancellate e così come la maggior parte degli eventi mondani nostrani. Non a casa la curva delle perdite ha seguito passo passo quella dell’aumento dei contagi (tanto in quelli della prima ondata quanto in quelli della seconda). 

Complessivamente, però, si è “salvato il salvabile”: quasi 16milioni le bottiglie vendute nell’anno, con una perdite che ruota intorno all’11% . A crollare in modo particolare le esportazioni: come era prevedibile, le misure di sicurezza messe in atto dai vari Paesi per prevenire un ulteriore aggravarsi della situazione sanitaria già allarmante e precaria in tutto il mondo hanno scoraggiato l’export (nonostante le numerose campagne di promozione in ambito internazionale condotte dal Consorzio e dalle cantine della Franciacorta nell’ultimo decennio). 

Sale, però, il prezzo medio a bottiglia: dai 12,70€ del 2017 saliamo ai 13,46€ del 2021. Un dato molto più che incoraggiante, a riprova dell’ottimo lavoro promozionale e di network svolto in particolare dal Consorzio Franciacorta diretto da Silvano Brescianini. Non si butta via nemmeno un minuto, quindi: fintanto che ristoranti e hotl restano chiusi, ogni energia viene profusa perché si “prepari il terreno” per le riaperture, rinsaldando le partnership e raffinando gli aspetti organizzativi.  

Il Franciacorta, così come il territorio del quale porta il nome, dimostra quindi, dinnanzi alla minaccia e al danno che la pandemia continua a portare, qualità uniche (quanto le sue bollicine) che ne sanno assicurare sopravvivenza e, anzi, evoluzione. Come commentano gli imprenditori del bollicine: le bottiglie sono restate nelle cantine tutto il 2020? Tanto meglio: quando le stapperemo, nei prossimi mesi, saranno ancora più buone.