Andrea Ferrari – Un’artista importantissimo nel panorama americano degli anni Cinquanta e Sessanta, gigante della Beat Generation, Lawrance Ferlinghetti è venuto a mancare pochi giorni fa a San Francisco, dopo una vita fra poesia, editoria, pittura e la ricerca delle proprie radici.
Nato nel 1919 a New York da padre italiano e madre franco-portoghese, interromperà gli studi da giornalista per venire arruolato nella Marina, dove prende parte allo sbarco in Normandia. Questa esperienza lo scuote profondamente, come la vista di Nagasaki a pochi giorni dallo sgancio della bomba atomica, e lo porta a trasferirsi per gli studi a Parigi. È nel 1953, con il ritorno negli Stati Uniti e la fondazione della City Light Bookstore, che inizia a contribuire alla nascita della Beat Generation, della quale diventerà un promotore eccezionale. Fu lui infatti l’editore di “Howl”, ritenuto il vero e proprio manifesto di questa corrente, scritto da Allen Ginsberg.
Durante tutto questo periodo, tuttavia, non perde mai la speranza di poter ricostruire la storia della sua famiglia. Il padre, Carlo Leopoldo Ferlinghetti, morì prima della sua nascita, lasciando solo il proprio cognome come bandolo della matassa. C’è voluta una vita intera per risalire fino alla provincia di Brescia e ricostruire piano piano la genealogia, intessendo nel frattempo rapporti professionali e personali e lasciando una traccia indelebile di genialità artistica. Le sue indagini lo hanno portato, ultraottantenne, prima dai Ferlinghetti di Chiari e poi in città, dove, grazie agli studi di Francesco Zeziola, è stato possibile stabilire la linea del padre come originaria di Bovegno e Gussago.
I Ferlinghetti di Bovegno si occupavano di movimenti di transumanza, anche per conto terzi, con rapporti commerciali con Gussago, dove poi si stabilirono. Un lieto fine per la “romantica ossessione” di un artista importantissimo e di un uomo incredibile, spentosi all’età di 101 anni lo scorso 23 febbraio.


