Giuseppe Loda – I bambini delle classi quinte di Gussago provano l’emozione dell’attesa di ricevere una lettera dai compagni di classe. A fronte dell’assidua connettività di cui siamo sopraffatti oggi, sedersi, prendere in mano carta e penna e scegliere le parole giuste da imprimere con l’inchiostro su carta ribalta completamente il concetto di istantaneità. La regola del “tutto e subito” sciupa il contatto umano, rende meno prezioso ciò che con una piccola attesa può far nascere piccole emozioni, che sono fondamentali per avvicinare le persone. La lettera non è semplicemente un oggetto su cui c’è scritto qualcosa, ma un dono che ci viene fatto da una persona cara, che ha speso del tempo per dedicarci un pensiero e forse qualcosa che poi non andrà buttato dopo la lettura, ma conservato in un cassetto per rileggerlo, magari in un momento di sconforto. Sarebbe una bella iniziativa se si scambiassero più lettere in questo periodo di lockdown, in particolare per rincuorare gli anziani in solitudine, sempre rispettando le precauzioni igieniche anti-contagio. Così come stanno apprendendo i bambini a comunicare con la scrittura «lenta», così anche noi adulti potremmo riapprezzare e ristabilire un contatto più umano con chi ci è caro.


