La Pandemia non Spezza il Consorzio e il Franciacorta Riparte

La Pandemia non Spezza il Consorzio e il Franciacorta Riparte

Abrami Emanuele – I festeggiamenti per i 30 anni dalla nascita del Consorzio si sarebbero dovuti tenere quest’anno, ma la pandemia ha reso ciò impossibile. Poco male: i traguardi raggiunti si possono celebrare anche più avanti, l’importante, ora, è sfruttare tutta l’esperienza di questi decenni per ripartire alla grandissima.

Il Consorzio Franciacorta è stato ufficialmente fondato il 5 Marzo 1990, in un’epoca diversa (pensiamo ai modelli e sistemi economici che regolavano questo particolare mercato, ma anche alla tecnologia impiegata) rispetto a quella attuale. Eppure, quando parliamo di Franciacorta, oggi come 30 anni fa, pensiamo sempre e ancora ad esperienze di vita vera, concreta: come può un tour virtuale sostituire la bellezza di uno dei nostri paesaggi, i profumi delle nostre variegate terre, il gusto invidiabilissimo dei nostri vini pregiati o la storica bontà della nostra tradizione culinaria?

Il Consorzio Franciacorta non può certo gioire di come sono andate le cose quest’anno: tutte le cantine associate (circa 120) chiuderanno inevitabilmente con una contrazione importante (parliamo di un -25/30% secondo le stime). Sarebbe, però, senza gli aiuti statali, potuta andare decisamente peggio, fino a mettere il punto di domanda sulla ripresa di molte attività l’anno prossimo. Come spiega il presidente del Consorzio Silvano Brescianini, infatti, questo poteva essere un anno apocalittico per la Franciacorta.

Ed è sempre il presidente Brescianini a ricordarci che ci vuole ottimismo, soprattutto ora che l’ora più buia sembra essere passata e che ci viene concessa l’opportunità di lavorare sodo per salvare il salvabile per quanto riguarda questo 2020. La ripresa, anche del settore turistico, sarà indubbiamente più difficoltosa nelle grandi città, ma in questo mese di Agosto il calo dei contagi ha favorito una ripresa del mercato dell’accoglienza in molte zone più “aperte”.

Il mercato del nostro richiestissimo vino è immenso: molto viene rivenduto ad aziende e realtà locali, ma importanti percentuali del prodotto sono esportate anche all’estero. Fra i principali acquirenti del Franciacorta ci sono gli americani: gli Stati Uniti da soli coprono infatti oltre il 10% della domanda estera.

La speranza è quindi anche quella che gli USA riescano a trovare un modo per fermare il virus, agendo con decisione e imponendo regole ferree sulle quali non si faccia marcia indietro prima di una risoluzione definitiva del problema.

Sempre in clima di ottimismo, però, possiamo apprezzare il fatto che il nostro vino non soffre il riposo forzato in cantina: se anche passa, invenduto, qualche mese di più in cantina, non deperisce, anzi, migliora!

La situazione del mercato è però ben più complessa. Con ristoranti e bar semi-aperti e nell’impossibilità di organizzare eventi, molto vino non può essere venduto: ma il sistema produttivo e la macchina economica non si può fermare. La sola conservazione delle scorte rappresenta una spesa della quale, bilanci alla mano, non sempre si riesce a rientrare. A questo sommiamo eventi di geopolitica, come la famosa “Guerra dei Dazi” scatenata dall’amministrazione Trump per combattere l’invasione del mercato americano da parte di prodotti stranieri (soprattutto cinesi) . A causa dei movimenti divisori e nazionalisti interni, però, l’Unione Europea non ha potuto trattare come un attore unico. Senza la sua protezione e autorità, i singoli Stati ( primi fra tutti gli eterni rivali in materia di vini, Italia e Francia) non hanno potuto nulla contro la super potenza mondiale, rimediando salatissimi dazi che la pandemia globale non ha certo cancellato. Con le aziende statunitensi di settore sull’orlo del collasso, i nostri viticoltori franciacortini non solo rischiano di non esportare più in futuro, ma addirittura di non essere più pagati per le partite per le quali sono ancora in credito nei confronti delle suddette imprese.

Il Consorzio Franciacorta ha però dimostrato, in barba a questi eventi mondiali, una forza incredibile: brand reinventato, nuove strategie di marketing e fusioni identitarie con il territorio tutto. Uno sforzo coraggioso, ma un tributo dovuto: d’altronde, non è forse grazie alle nostre colline e alla nostra terra che il Franciacorta è il Franciacorta? E allora via, ad unire nell’immaginario collettivo di tutto il mondo il gusto divino del nostro vino alla meraviglia del nostro territorio: un sforzo corale che genere successo, un successo che sta facendo bene a tutti, soprattutto ora che ce n’è più bisogno che mai.