Abrami Emanuele-Nell’ordine delle centinaia le unità che l’associazione è riuscita a raccogliere in queste poche settimane. Dalla città ai comuni della provincia, tutti si sono impegnati per la buona riuscita della campagna di donazioni: fra questi un posto d’onore lo occupa proprio Rodengo Saiano.
Agli Spedali Civili di Brescia vengono trattate, annualmente, circa 40mila unità di sangue. Per quanto la pandemia abbia portato ad una riduzione (tanto logica quanto drastica) delle operazioni chirurgiche, il problema delle trasfusioni è rimasto sempre di primaria importanza. Se da una parte c’erano quei pazienti in situazioni di necessità (vuoi per emergenze, vuoi per bisogni di carattere cronico) dall’altra a causa della situazione di quarantena non era possibile organizzare raccolte su larga scala. Per questo, da Aprile, le scorte hanno cominciato a ridursi abbastanza drasticamente.
Una situazione di crisi vera e propria non si è mai verificata (gli ospedali sono sempre stati in grado di garantire il supporto trasfusionale ai proprio pazienti) ma è diventata una priorità quella di poter incrementare le proprie scorte a disposizione. Alla chiamata, risponde con prontezza e generosità l’Avis. Un sistema nuovo, per assicurare nuovo sangue a chi ne avesse bisogno, ma che potesse anche garantire.
Grazie al sostegno offerto dalla Fondazione Spedali Civili di Brescia, l’Avis ha potuto inaugurare questo nuovo ciclo di donazioni. Sette le sedute che sono state promosse, fra queste, quella molto importante di Rodengo Saiano. Grazie alla generosità dei franciacortini si è infatti potuta raggiungere la sorprendente quota (in tempo di Covid-19) di, complessivamente, oltre 400 donatori.
Nemmeno la pandemia, quindi, è riuscita a spezzare la catena della solidarietà che da tanti decenni lega la nostra comunità agli ospedali della provincia: un’altra grande prova di resilienza e capacità da parte dei nostri donatori e dei comitati locali.


