COVID-19 e Medicina: ne Parliamo con una Dottoressa della Franciacorta

COVID-19 e Medicina: ne Parliamo con una Dottoressa della Franciacorta

Abrami Emanuele-Non si può parlare di emergenza COVID-19 senza parlare di (e con) medici. In tutto il mondo così come in tutta Italia gli operatori sanitari si stanno distinguendo per dedizione, eroismo, spirito di sacrificio e di abnegazione. Si può dire lo stesso, anzi, molto di più, osservando lo straordinario lavoro fatto dai medici e dagli infermieri nella nostra zona e nelle nostre province. Per noi è quindi un onore e un privilegio poter intervistare una dottoressa della Franciacorta la quale preferisce rimanere anonima. Un gesto che rimarca, simbolicamente, la grandezza dei nostri professionisti della sanità, in particolare durante questa crisi. Anonimi sono infatti i volti di tutti loro, coperti dalle mascherine protettive, e, anziché sfruttare il momento per guadagnare fama e prestigio, si pensa al dovere, al lavoro, e alla sanità pubblica.

 

Come è cambiato il rapporto con i pazienti durante quest’emergenza?  Le è per caso capitato di dover somministrare delle ricette telematicamente (magari inviandole via Whatsapp o mail)?

Intanto premetto che sono in quarantena per aver contratto la malattia seppure in forma leggera, e, sebbene abbia un valido sostituto, mantengo comunque contatti telefonici giornalieri con i pazienti ammalati di Covid 19 o con i loro familiari. Per precauzione dall’ inizio di Marzo l’accesso in ambulatorio era limitato e venivano ammessi pochi pazienti previo triage telefonico e disinfezione successiva alla visita dello ambulatorio. Ovviamente le visite ambulatoriali venivano effettuate con mascherina sia sul volto del medico, sia offrendola al paziente che ne fosse sprovvisto. Questa prassi è messa in atto anche dal mio sostituto e al mio rientro dovrò comunque procedere in tal modo. Sempre per precauzione la segretaria riceve da casa sua le telefonate per ripetizione ricette continuative e le inoltra al medico. Nei giorni peggiori tra il 10 e il 23 marzo ho cercato di supportare i pazienti anche di colleghi malati tenendo il telefono acceso per 12/14 ore al giorno. Ho utilizzato l’applicazione Whatsapp per inviare ricette, ho inviato ricette via mail, sempre via mail ho cercato di rispondere a quesiti, ho visitato a domicilio alcuni pazienti cercando di proteggermi e proteggerli come meglio ho potuto, naturalmente quando mi sono resa conto di essere ammalata ho sospeso totalmente attività di visita e ho avvisato Ats. 

Lei e gli altri medici avete paura?

Paura non ne ho mai provata, preoccupazione invece tantissima per i pazienti malati che venivano monitorati più volte al giorno telefonicamente e i più gravi avviati al ricovero ben sapendo delle condizioni degli ospedali e le difficoltà dello stesso 112. Tanta preoccupazione anche per la difficoltà diagnostica e prognostica dal momento che, come medici di base, almeno fino ad oggi 07/04 non possiamo prescrivere la effettuazione dei tamponi nasofaringei e i test sierologici non sono ad oggi disponibili, nemmeno a pagamento di questi ultimi poi è attesa validazione da parte degli organismi competenti. Da tutto questo si evince la difficoltà a dichiarare guarite persone non testate e la problematica riammissione al lavoro delle stesse.

Come ci si comporta nei confronti della altre patologie “non gravi” , sono momentaneamente messe in secondo piano?

È possibile che si trascurino altre patologie data la situazione:alcuni servizi ambulatoriali negli ospedali o sul territorio sono chiusi, evitare contagi mantenendo le persone a casa e rimandando i controlli può avere giustificazione, è tuttavia necessaria valutazione non sempre facile di rischi e benefici.

C’è qualche messaggio che vorrebbe rivolgere alla comunità, qualche appello?

Per concludere, questa è stata una tragedia che ci ha colti impreparati. Affinché non si ripeta credo in un rafforzamento del sistema sanitario nazionale, in un potenziamento del sistema di prevenzione ben coordinato a livello nazionale e che coinvolga i servizi di Igiene e Sanità pubblica e la Medicina del Lavoro, nonché una sorveglianza territoriale da parte dei medici di base. In un mondo globalizzato dove le persone si muovono in primis per lavoro, o per turismo, o per migrazione, la necessità di sorvegliare tutti e tre questi ambiti sia necessaria e doverosa. Se il focolaio di partenza è stato nella Cina con forti connessioni col mondo produttivo lombardo, veneto ed emiliano forse i primi controlli andavano fatti nelle aziende. 

Ringraziamo ancora la dottoressa non solo per il tempo dedicatoci per quest’intervista ma anche e soprattutto per il suo eroismo e la dedizione con la quale si sta dedicando alla protezione della nostra comunità e di tutta Italia. Vogliamo allora augurarle una pronta e buona guarigione!