Franciacorta teatro dell’Operazione Kitchen: Duro Colpo alla Criminalità

Franciacorta teatro dell’Operazione Kitchen: Duro Colpo alla Criminalità

La suddetta operazione è scattata durante i primissimi momenti della giornata. Coordinati dal Servizio Centrale della Polizia di Stato, con l’operatività della Squadra Mobile di Brescia, e la collaborazione preziosa delle Sqaudre MObili di Alessandria, Como, Pavia, Monza e Brianza, Verona, Ferrare e i corrispettivi di Belgio, Albania, Germania, Spagna e Romania, gli agenti hanno eseguito ben 35 misure cautelari. Tali, emesse dall’Autorità Giudiziaria di Brescia, sono giustificate da pesantissimi indizi che farebbero pensare all’imputazione per alcuni reati. Fra questi: associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, lesioni dolose, rapina e detenzione (e cessione) di armi.

I detective sono partiti dallo spaccio di hashish, perpetrato da un gruppo di magrebini. Piano piano, con dedizione e duro lavoro, si è arrivati a far luce su di un più ampio traffico: contatti con criminali albanesi, traffici di cocaina dall’Olanda(importata da 4 albanesi e 1 rumena) e affari con criminali locali. 

La droga veniva nascosta a Rovato, nel sottotetto di una lavanderia locata all’interno della corte di un’abitazione. Dopo gli arresti del boss della banda e del suo braccio destro (colti in flagrante e in possesso di 3kg di coca), è stata la di lui compagna a provare disperatamente a gestire il gruppo di malviventi, aiutata da un noto spacciatore italiano il quale è riuscito a reclutare altri albanesi. Armati di fucili a pompa e pistole, il giro d’affari era vastissimo (centinaia di migliaia di euro a scambio). Tanto da causare spesso tensioni fra i criminali: violenza e percosse, botte e accoltellamenti erano all’ordine del giorno sia all’interno del gruppo che fra il gruppo e gli altri della zona, fornitori inclusi. Non si risparmiavano nemmeno pistolettate, persino in luoghi pubblici e molto frequentati, col rischio di colpire innocenti. Resta da chiarire se ed eventualmente quando i criminali potrebbero aver allargato il giro di violenza, aggredendo, forse involontariamente, persone estranee ai traffici. 

Dopo la fuga degli albanesi (che temevano per la loro incolumità) il bresciano, ferito, prova a riaprire il giro di coca con l’aiuto di un gruppo di magrebini. Non c’è, però, scampo nemmeno stavolta: la Squadra Mobile interviene ancora e sgomina la banda. 

Indagini ancora aperte su questo traffico di coca e hashish fra marocchini ed italiani, così come resta da chiarire la posizione di un carabiniere accusato di aver rivelato notizie segrete circa le indagini a terzi. 

Decine i chili di stupefacente sequestrato, oltre i due milioni e mezzo il giro d’affari annuale.