Anno di acari. Ne è invasa la pronvica di Brescia nella zona pedecollinare tra Gussago, Rodengo Saiano e Brescia Est. Questi animaletti, che appaiono simili a formiche volanti con lunghe antenne, sono nemici giurati dei tarli e amici degli antiquari. Questo perché i tarli sono la loro prima fonte di nutrimento.
Le femmine pungono, avvelenandole, le larve dei tarli stessi, per poi deporre le uova e garantire così il nutrimento ai loro piccoli. Quando non trovano dei tarli, pungono anche l’uomo, causando delle dermatiti con papule e auroeole rosse. Nome scientifico: sclerodermus domesticus Klug, dell’ordine degli imenotteri appartenenti alla famiglia dei betilidi.
I maschi sono diversi dalle femmine: hanno le ali e sono più grandi, mentre le femmine sembrano proprio delle formiche, poiché spetta a loro intrufolarsi nelle tane strette e nei cunicoli scavati dai tarli. La puntura di questo insetto, tuttavia, non è innocua come quella di una semplice zanzara, e può durare fino a due settimane, con complicazioni anche importanti.
Il motivo della loro improvvisa e massiccia presenza si spiega, secondo Alfredo Boroni, presidente di Federcaccia sezione di Gussago, con i cicli vitali dei tarli. Quest’ultimi sono regolati su ritmi biologici di 10 anni, che di conseguenza influiscono sulla sopravvivenza e sui cicli vitali di questi piccoli acari.
Attenzione, quindi, se si abita in una delle zone interessate, alle punture d’insetto: se sembrano anomale o durano più del previsto è meglio rivolgersi al proprio medico curante. Per quanto riguarda i nostri amici mobili, nessun problema: l’azione di questi acari servirà probabilmente a mantenerli più sani e integri per altri decenni, con buona pace dei poveri tarli.


