Con gioia e stupore ho appreso che si terrà la Festa dei Gelsi; subito mi sono riapparsi nella mente i ricordi della mia infanzia quando nella frazione di San Rocco potevo ammirare un filare di gelsi che costeggiavano il rio che attraversava le case, la cui fonte di acqua limpida e cristallina serviva non solo per lavarsi, lavare i panni e mettere al fresco, d’estate, le angurie, ma anche per approvvigionare di acqua le case quando si guastava l’acquedotto.
Ma poi è arrivato il “ progresso”: la lavatrice, il frigorifero l’acqua in bottiglia, ed allora il vecchio rio è stato interrato e nessuno può più godere del brusio dell’acqua che scorreva e della frescura che donava gratuitamente a tutti.
E il progresso ha sostituito i gelsi con il cemento ma io ho ancora nel mio sguardo quei tronchi imponenti che minacciosi ci volevano impedire di salire per raccogliere quei frutti neri e bianchi che, con la loro dolcezza, costituivano la mia sana merenda di bambina.
Dove sono ora i gelsi, che con le loro foglie nutrivano i bachi da seta, di cui io bambina seguivo l’evoluzione in quel bozzolo di fili dorati, che diventavano ricavo dato alle donne per provvedere ai fabbisogni dei bambini?
Quando si sacrifica un albero al cemento si impedisce ai nostri figli un futuro fatto di ricordi e si costruisce un mondo colmo di rimpianti.
di Mariangel Bertoli


