Tra Gussago e la Mandolossa riposava indisturbata, tenuta al sicuro sotto terra dalla pietà dei millenni, una necropoli romana. Nel corso dell’ultima campagna di scavi è stato portato alla luce un giaciglio funebre in legno, utilizzato durante i riti di incinerazione.
E’ stato ricavato un modello in gesso del giaciglio, che sarà esposto in municipio con una scheda informativa che ne racconta la storia e le origini.
L’operazione di ricerca ha finora portato alla luce 190 sepolture risalenti ad un’epoca compresa tra I e II secolo d.C.. Tra i reperti carbonizzati sono state portate alla luce anche tombe dedicate a corpi inumati, ma le tombe in terracotta erano vuote. In generale il luogo ospitava più di 200 tombe.
Prende forza l’ipotesi dell’esistenza in loco di una villa rurale, di cui si sono perse le tracce.
Il luogo, ricco di reperti, ci conferma che la liturgia mortuaria all’epoca era molto sentita: i familiari tenevano banchetti in cui portavano doni per il corredo dei defunti. Sono rinvenuti specchi, piatti, pane e frutta. Il materiale è già stato catalogato in un database di immagini digitali, e i reperti sono stati inviati ad un laboratorio.
La loro destinazione finale è incerta, ma il Comune, fondi permettendo, pensa ad un museo. Anche se il progetto, conferma il Sindaco Coccoli, richiederà molto tempo (si parla, nell’eventualità, di un paio d’anni), è in programma l’allestimento di una mostra temporanea a Gussago per l’autunno 2018/2019, in cui verrà esposta una selezione dei reperti della necropoli.


